Il fatto
03.07.2018 - 10:00
Si sta rivelando un percorso più complicato del previsto quello inerente la chiusura dei cas (centri di accoglienza straordinaria) di Lenola e Fondi fin qui gestiti dalle cooperative Azalea e Ginestra, entrambe finite sotto inchiesta per truffa e frode nella gestione del servizio. Da giovedì scorso è iniziato lo sgombero di tutte le sedi. I migranti ospiti, con il coordinamento della Prefettura di Latina, vengono inviati presso strutture gestite da altri assegnatari del bando tuttora vigente, ossia quello del 2015 e aggiudicato nel 2016. Ma a latere di queste operazioni si è creato un altro problema, probabilmente non previsto al momento degli arresti, e che riguarda i 90 operatori impiegati nei vari centri di accoglienza ora in via di chiusura. Ieri mattina c'è stato un sit in dei lavoratori organizzato dalla UilTucs sotto la sede del Comune di Fondi per chiedere tutele sia per il pagamento dei salari che per la eventuale ricollocazione. Durante la manifestazione è stato chiesto l'impegno del sindaco a sostenere le ragioni dei lavoratori, risultati estranei ai fatti contestati ai vertici delle due cooperative ed è stato sollecitato altresì un incontro con il Prefetto. Il nocciolo di questa inaspettata vertenza riguarda la continuità lavorativa: al momento solo una parte degli operatori continua le attività perché soltanto una parte dei centri è rimasta aperta e si sta comunque continuando a spostare altrove i migranti ospiti, poichè, come certificato dall'inchiesta, gli immobili utilizzati non erano agibili e comunque i servizi di vitto, alloggio e sicurezza erano assolutamente al di sotto degli standard previsti dal contratto. Al punto che la Procura ha parlato chiaramente di «trattamento disumano».
Edizione digitale
I più recenti