La foce del fosso Loricina, nel cuore del centro urbano di Nettuno, continua a essere un grosso problema per quanto riguarda l'inquinamento marino. Lo certificano sia l'ordinanza con cui il commissario prefettizio Bruno Strati ha interdetto una vasta porzione di mare alla balneazione proprio in prossimità del "Fiumitto" (nome con cui i nettunesi chiamano il canale, ndr), sia i dati resi noti da Legambiente sull'inquinamento presente all'interno dei fossi del Lazio, con il sito di Lungomare Giovanni Paolo II che è connotato dal peggiore degli indicatori pensati dall'associazione ambientalista.

L'analisi
Secondo il reportage di Legambiente, reso noto nell'ambito delle iniziative collegate con Goletta Verde, la foce del Loricina è un sito "fortemente inquinato": da anni, infatti, l'associazione denuncia la mancanza di veri interventi per evitare che il mare del centro di Nettuno venga contaminato dai batteri che arrivano dal fosso che nasce nel territorio di Aprilia, attraversando gran parte della campagna romana a valle dei Castelli. Interventi che, salvo quelli effettuati dalla polizia locale e da Acqualatina nel territorio di Nettuno, pare non siano così efficaci in altre zone.

I provvedimenti
Intanto, il commissario Strati è stato "costretto" a emanare i divieti di balneazione: chiaramente, non manca quello per i nove chilometri di costa incontaminata del poligono militare, necessario proprio per la presenza dell'Uttat. Poi, l'altro riguarda proprio l'area della foce del Loricina: non si possono fare bagni fra il porto turistico e i 300 metri a sinistra - rivolti verso il mare - dallo sbocco del canale.

Le prospettive
Chiaramente, l'impegno di Acqualatina per l'eliminazione degli scarichi abusivi, in questi anni, è stato importante. Di certo, serve una maggiore sinergia fra le istituzioni, al fine di eliminare i problemi che creano inquinamento all'interno del fosso.