Il Comune di Nettuno ha deciso di impugnare la sentenza del Tar del Lazio che condannava l'ente a risarcire una ditta con 72.100 euro - oltre rivalutazione monetaria e interessi - per aver illegittimamente aggiudicato l'appalto per i lavori di completamento del cimitero comunale - settimo lotto -, danneggiando la ditta in questione.

È questo quanto si evince da una delibera firmata dal commissario Bruno Strati, attraverso la quale è stato anche conferito l'incarico all'avvocato Domenico Bianchi di Latina per la difesa della pubblica amministrazione nel giudizio che sarà instaurato al Consiglio di Stato, anche in virtù del parere reso dal dirigente del competente settore comunale, che ha comunicato «la necessità e l'opportunità di proporre appello avverso la sentenza ‘per le motivazioni espresse nel giudizio di primo grado'». Giova ricordare, dunque, che il Tar del Lazio ha accolto due dei sette motivi inclusi nel ricorso presentato dalla ditta per chiedere l'annullamento dell'aggiudicazione dell'appalto del 2012 e di tutti gli atti conseguenti. In particolare, ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento degli atti impugnati, mentre ha accolto la richiesta di risarcimento. Questo poiché, a distanza di molti anni dall'aggiudicazione dell'appalto in favore dell'aggiudicatrice, non era «rinvenibile alcun elemento utile a conoscere lo stato di avanzamento dei lavori e l'eventuale completamento di essi». In virtù di questo, anziché annullare tutto e aggiudicare l'appalto alla ditta ricorrente, il Tar aveva disposto il risarcimento danni.

Ricordiamo che quest'ultima, arrivata terza nella graduatoria della gara d'appalto in questione, è riuscita a ottenere dal Tar del Lazio la "rivisitazione" della procedura: i giudici, infatti, hanno ricalcolato i punteggi, in virtù del fatto che alla ditta ciociara erano stati assegnati 0,83 punti in più per la riduzione dei tempi di lavorazione rispetto a quelli prefigurati dalla stazione appaltante, eventualità che la ditta non aveva garantito. In più, la seconda classificata - una Rete temporanea d'imprese - non aveva i documenti in ordine, in quanto firmati soltanto dalla mandataria. Di conseguenza, anche questa doveva essere esclusa, con la ditta in questione che avrebbe vinto la gara.

Ora, però, la "palla" passa al Consiglio di Stato.