Si è avvalso della facoltà di non rispondere come era prevedibile, Luigi S., queste le sue iniziali, l'uomo di 68 anni di Latina accusato di aver ucciso il cane Lucky ma soprattutto di aver abusato sessualmente della moglie e anche delle figlie. Ieri mattina in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone si è svolto l'interrogatorio di garanzia e l'indagato, difeso dall'avvocato Giovanni Codastefano, ha scelto la strada del silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. Il quadro indiziario raccolto dagli investigatori è molto corposo ed è accompagnato da una serie di riscontri che partono dalla denuncia presentata dalla moglie dell'uomo formalizzata poche settimane fa, fino ai racconti raccapriccianti delle figlie testimoni oculari di quello che avveniva tra le mura domestiche. Il legale dell'uomo non ha presentato alcuna richiesta o istanza di misura alternativa e non è escluso che presenti ricorso al Tribunale del Riesame di Roma avverso il provvedimento restrittivo firmato dal gip che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Giuseppe Miliano.
L'indagato ha ferito brutalmente il cane per una vendetta nei confronti della moglie e ha obbligato il figlio a gettare l'animale in un cassonetto della spazzatura. Dopo che gli investigatori della Forestale hanno preso in esame una pista investigativa che portava nel quartiere Q4 e nei giorni scorsi è avvenuta la svolta, grazie all'analisi di una telecamera è stato possibile risalire a chi materialmente ha gettato nel cassonetto della spazzatura l'animale e a quel punto gli accertamenti hanno portato in casa dell'uomo quando è avvenuta la scoperta. Il racconto di alcuni familiari sui comportamenti di Luigi S., hanno portato a costruire un impianto accusatorio molto solido e che ha retto in toto.