Sono dodici le parti offese e due i fascicoli aperti in Procura nei confronti di R.G., queste le sue iniziali, titolare di una agenzia di viaggi a Latina in via Ezio che ha chiuso i battenti da un anno.  Il titolare dell'attività anche se formalmente ricopriva il ruolo di direttore tecnico, da oltre un anno non lavorava più nella sede che si trova a due passi dalla Procura, ma continuava ad esercitare la propria attività in proprio per la fiducia di alcuni clienti e secondo la ricostruzione che hanno in mano gli inquirenti, ha truffato con le stesse modalità altre due famiglie per una somma in totale di 10mila euro ma a quanto pare il raggiro sembra destinato a crescere.  In Questura è stata presentata una denuncia che poi è arrivata in Procura e che è seguita anche dal Procuratore Andrea De Gasperis ma questo a quanto pare è il secondo filone, quello che risale a poche settimane fa quando una famiglia del capoluogo che aveva versato i soldi per trascorrere una settimana di vacanza in Puglia si è ritrovata all'asciutto.  Sul primo invece gli inquirenti a breve non è escluso che possano puntare sulla chiusura dell'inchiesta nei confronti dell'intraprendente agente di viaggio e i reati ipotizzati sono quelli sia di truffa che di appropriazione indebita a per dei fatti avvenuti quando aveva l'agenzia di viaggi a Sezze Scalo. In quel caso, fino al 2014, alcune coppie che erano partite in viaggio di nozze si sono ritrovate di fatto a piedi e hanno presentato a quel punto una denuncia nei confronti dell'uomo. Non una ma sono stati diversi gli esposti presentati all'autorità giudiziaria che hanno permesso in un secondo momento di aprire un procedimento penale nei confronti dell'uomo.
L'autorizzazione per esercitare l'attività nella qualità di direttore tecnico dell'agenzia, intestata ad una donna. Era stato il settore attività produttive e cerimoniale turismo della Provincia di Latina a rilasciare l'autorizzazione con una nota protocollata che risale al 2015 pochi giorni dopo che era stata dichiarata la cessazione di attività sempre con un provvedimento firmato dallo stesso ufficio della Provincia con cui era stata revocata con una delibera l'autorizzazione che risaliva al 2006.