Già da sola la ferita alla mano, sarebbe potuta bastare ad affermare la colpevolezza di Morlando nell'omicidio di Igor Franchini, ucciso il 24 gennaio del 2009 con 43 coltellate. I giudici della Corte di Cassazione hanno racchiuso in undici pagine le motivazioni che li hanno portati a respingere il ricorso presentato dalla difesa del giovane formiano 31enne. Giovanni Emanuele Morlando è stato condannato in via definita per l'omicidio di Igor Franchini nell'aprile scorso al termine del processo che si è discusso per la terza volta davanti ai giudici della Corte di Cassazione. Un percorso giudiziario di nove anni nel corso del quale si sono registrate due condanne e due assoluzioni. I giudici di legittimità hanno riformato per ben due volte la sentenza di assoluzione. In Appello invece, venne assolto la prima volta, mentre venne condannato a 22 anni la seconda. Da qui il ricorso presentato dalla difesa, sostenuta, dagli avvocati Arricò e Franco Coppi, che si è concluso con un rigetto. In questi giorni sono state depositate le motivazioni. I giudici nelle prime pagine hanno ricostruito la dinamica dei fatti individuando i motivi che spinsero ad uccidere il 19enne ballerino di Scauri, gli autori, i correi, le testimonianze e le bugie dette.
Un debito di trentamila euro e l'ammontare di una trentina di grammi di cocaina. Questo il valore della vita di Igor. Morlando e Casciello, lo uccisero perchè il 19enne chiedeva di rientrare del debito che i due amici avevano contratto con lui per tutta la droga che gli aveva fornito. Il 24 gennaio giorno in cui avvenne l'omicidio, i tre si incontrarono nella villetta che Andrea Casciello, all'epoca 19 anni, aveva preso in affitto. Franchini consegnò la droga e chiedeva di essere saldato per quei trenta grammi e per tutto il resto. La discussione, e la lite che finì con le 43 coltellate inferte in più parti del corpo della vittima. A colpire Igor furono Morlando e Casciello, e fu proprio questi a ferire per sbaglio la mano sinistra dell'amico mentre teneva bloccato il 19enne, che nel frattempo lo attingeva con la mano destra. Entrambi dunque, ciascuno con un coltello, colpirono « "furiosamente" il Franchini al capo, al collo, al torace, tranciandogli di netto il setto intraventricolare, provocandogli una massiccia emorragia cui seguiva la morte quasi immediata della vittima; che sarebbe stata attinta anche quando ormai giaceva esanime a terra». Per i giudici il ricorso era ai limiti dell'inammissibilità nella parte relativa alle doglianze, come nel caso della «valutazione degli esiti della perizia medico legale a firma del professor Ciaiella che ha individuato la genesi della ferita alla mano riportata dal Morlando in un colpo da arma bianca, tipica e non riconducibile nella caduta dell'imputato dallo scooter, in relazione alla tempistica delle condotte dell'imputato ritenute dai giudici di merito compatibili con la partecipazione del predetto alla fase esecutiva del delitto». Nelle motivazioni vengono riportate tutte le "bugie" che Morlando raccontò quando venne ascoltato dagli inquirenti nei giorni successivi. «Non privo di significati indiziari era considerato il ripetuto mutamento da parte dell'imputato della versione dei fatti: all'identità del proprietario del motorino utilizzato; alle modalità attraverso cui si era procurato la ciabatta che calzava nel piede destro all'arrivo al pronto soccorso, riferendo dapprima che gliela avevano prestata delle persone abitanti nella zona dell'incidente, successivamente di essersela procurata nel giardino di casa propria». Poi la ferita alla mano su cui si è centrato il processo. Ed infine: «... la circostanza, rimasta inspiegata, per cui il Morlando era giunto in ospedale con il calzino sinistro sporco di sangue e con la parte inferiore dei pantaloni, anch'essa intrisa di sangue, benché non presentasse alcuna ferita al piede sinistro o alle gambe; altretanto incomprensibile ragione per cui l'imputato si fosse recato in ospedale soltanto alle 22.36, a fronte di un incidente verificatosi, a suo dire alle ore 21 e la ragione per cui il predetto in una serata fredda e piovosa avesse lasciato il giubbotto sotto la sella del motorino anziché tenerlo addosso; la singolarità infine degli abiti asciutti del Morlando (salvo la parte inferiore dei pantaloni) all'arrivo al pronto soccorso, pur avendo guidato un motorino sotto la pioggia».
Per i giudici di terzo grado i fatti si svolsero così, e contro questa versione non c'è possibilità di appellarsi. Un omicidio per cui è stato condannato in via definitiva, a 14 anni di reclusione, Andrea Casciello, di Formia, all'epoca 19 anni; il giovane scelse la via più breve per uscire di "scena", decise infatti di essere giudicato col rito abbreviato in sede di udienza preliminare. Morlando invece è stato condannato a scontare 22 anni.