Un business consistente, nel quale non c'era - o meglio non poteva esserci - concorrenza che tenesse. "La Suprema srl" la faceva da padrone nel trasporto dell'ortofrutta, anche perché, di fatto, non c'era scelta. O ci si serviva della società riconducibile ai D'Alterio o si sceglievano ditte "autorizzate", ma pagando una sorta di pedaggio con importo variabile fra i 100 e i 500 euro.
È uno degli aspetti che emerge dall'inchiesta che ruota attorno a questa società che si occupa di trasporto per conto terzi. Una srl che sarebbe stata fittiziamente intestata ad altri (Anna D'Avia, Giuseppe Salemme e poi Matteo Simoneschi), ma che sarebbe invece riconducibile a Giuseppe, Armando, Luigi e Melissa D'Alterio. Un escamotage, sostiene la Procura, per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali.
Alcuni degli indagati, stando a quanto emerso, avrebbero compiuto atti di concorrenza con minaccia, così da condizionare le scelte degli operatori commerciali all'interno del Mercato ortofrutticolo di Fondi. Avrebbero imposto agli imprenditori, non tutti compiutamente identificati almeno per il momento, di avvalersi della loro impresa di autotrasporti o di imprese a loro vicine. Non potevano quindi scegliere liberamente, secondo le regole del mercato, l'impresa a cui affidare i trasporti.
Eventuali imprese "terze" dovevano essere autorizzate e si doveva comunque pagare una sorta di pedaggio, una commissione variabile da 100 a 500 euro a trasporto. Un business rilevante che riguardava soprattutto i viaggi in Sardegna, nel Lazio, nel nord Italia e anche in parte della Campania.
Non sarebbero mancate minacce anche implicite, per gli investigatori, volte a far intendere che, laddove non si fossero seguite le "regole" fissate nella gestione dei trasporti del Mof, ci sarebbero state azioni ritorsive di danneggiamento ai mezzi o persino di violenza alle persone. Anche in questo caso con l'aggravante del metodo mafioso.
Difficile per ora quantificare il valore del business, ma tanti sono stati gli "investimenti" fatti tramite "La Suprema", soprattutto per l'acquisto di mezzi. Trattori, semirimorchi, rimorchi e furgoni dal valore che poteva arrivare, secondo le stime Aci, a oltre centomila euro.
Gli affari, insomma, andavano a gonfie vele.
Nell'ambito dell'operazione di ieri, i carabinieri hanno eseguito anche il sequestro preventivo delle quote e del patrimonio aziendale della società "La Suprema".