In Corte d'Appello i giudici hanno riconosciuto che quella non era una strada ma una pista di manutenzione e proprio per questo è venuta meno una aggravante che potrebbe avere un peso non indifferente nel processo che è ancora in corso anche per gli altri imputati. I magistrati infatti hanno riconosciuto l'omicidio colposo per un ingegnere del Consorzio di Bonifica di Latina che era seduto sul banco degli imputati, condannato a sei mesi in primo grado con il rito abbreviato dal giudice Laura Matilde Campoli perché ritenuto responsabile in concorso con altre otto persone della morte del motociclista Antonio Fabietti. Il reato di omicidio colposo contestato si è però prescritto anche se sicuramente sarà prsentatato da parte del legale l'avvocato Gianni Lauretti, ricorso in Cassazione per ottenere l'assluzione piena.
Il dramma risale al 26 agosto 2009 durante un incidente tra via del Lido e via Capraia, Antonio Fabietti, dopo aver impattato in una sbarra in ferro, posizionata per bloccare la pista di manutenzione per i lavori di messa in sicurezza dei canali Colmata e Mastropietro, era morto sul colpo. La sbarra, secondo quanto contestato dagli inquirenti non sarebbe stata visibile di notte attraverso una segnaletica catarifrangente, né sarebbe stata presente una segnaletica verticale che ne dichiarasse la presenza.
Per gli altri imputati invece il processo che è già iniziato sta andando avanti dal giudice monocratico Silvia Artuso e la prossima udienza è fissata per il 17 gennaio. Fabietti nel capoluogo pontino era molto conosciuto si era anche candidato in occasione delle elezioni provinciali che si erano svolte nel 2009