Hanno scelto la strada del silenzio e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere tre degli indagati nell'ambito dell'operazione Aleppo, comparsi ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone per l'interrogatorio di garanzia in carcere, svolto per rogatoria dopo che i pubblici ministeri Luigia Spinelli e Barbara Zuin avevano chiesto l'applicazione di una misura restrittiva, sulla scorta delle indagini condotte da tre anni a questa parte dai carabinieri. Dall'ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi gli atti sono stati inviati a Roma e al gip Anna Maria Gavoni che aveva firmato il provvedimento restrittivo. Restano in silenzio, dunque, Armando, Giuseppe e Luigi D'Alterio, che sono detenuti in carcere e sono difesi dall'avvocato Emilio Martino del Foro di Santa Maria Capua Vetere. Ieri la prima tranche di interrogatori, che proseguiranno nella giornata di oggi con coloro che sono invece detenuti agli arresti domiciliari. Poi le audizioni saranno definitivamente concluse.  A vario titolo le accuse contestate dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina sono quelle di estorsione, ma per alcuni indagati viene contestata anche l'intestazione fittizia di beni con l'aggravante del metodo mafioso.