Multe non riscosse a Fondi, sentenza ribaltata in appello per gli undici indagati già condannati in primo grado dalla Corte dei conti a risarcire al Comune 2,3 milioni di euro. È quanto deciso dalla terza sezione d'Appello, che ha accolto i ricorsi di undici tra amministratori, ex amministratori e funzionari del Comune della Piana, e dell'amministratore della società affidataria, Sican srl, poi divenuta Sican Group spa. Il maxi risarcimento, per aver gestito male il servizio di riscossione tra il 2007 e il 2012 e di conseguenza, per aver poi mancato gli incassi, era stato inflitto all'ex sindaco Luigi Parisella, agli ex assessori Giulio Cesare Di Manno, attuale consigliere, Marco Antonio Carnevale, Salvatore De Meo, attuale sindaco, Gino De Arcangelis, Pietro Cacciolla, Serafino Stamigni - tutti difesi dall'avvocato Virginio Palazzo; e ad Egidio Turchetta, rappresentato dagli avvocati Vittorio Berardi e Stefano Di Pietro. Tra i dipendenti comunali, coinvolti l'allora comandante dei vigili urbani di Fondi Dario Leone e il suo successore Massimo Marini, mentre per la Sican, era stato condannato Francesco Cipolletta, amministratore.

Secondo l'accusa, poi cristallizzata dal giudice di prime cure e ora annullata gli incassi modesti delle multe, le somme finite in prescrizione (tra cui 2.291 ingiunzioni di pagamento) e dunque il danno per le casse del Comune che non hanno introitato quanto previsto, si doveva attribuire alla cattiva gestione del servizio, affidato senza una gara pubblica ad una società considerata priva dei requisiti necessari. Dando il via libera a quella procedura sia con atti di indirizzo che con atti dirigenziali, aveva causato un danno notevole alle casse pubbliche.
Di parere diametralmente opposto invece i giudici d'appello, che con la sentenza di ieri hanno - si legge - ritenuto «persuasivi e concludenti gli argomenti spesi dalle difese in ordine alla mancanza di nesso causale tra la scelta di affidare il servizio oggetto di contestazione imputata agli appellanti, e il danno da mancata riscossione». Per quanto riguarda gli amministratori dell'epoca, infatti, nell'eventuale affidamento illegittimo, non si ravvisa alcun nesso con «l'omessa riscossione dalla quale deriverebbe il danno da mancata entrata». Se danni all'erario ci sono stati, insomma, non sono quelli della mancata riscossione delle multe. Anche per l'ex comandante dei vigili e per l'amministratore della società, al netto della parte ormai andata prescritta, secondo i giudici contabili d'appello, non si è prodotta la prova di una loro effettiva responsabilità: non è stato provato il reato. In primo grado, gli undici indagati erano stati condannati a risarcire 2,3 milioni di euro.