La pubblica accusa ha impiegato più di tre ore per tratteggiare il quadro corruttivo più volte riassunto nel corso della requisitoria sotto la definizione di «sistema Lollo». Dall'avvio delle indagini alle intercettazioni, dal trasferimento dell'inchiesta da Latina a Perugia, fino all'esame minuzioso dei fascicoli delle procedure fallimentari assegnate all'intraprendente giudice finito in manette nella primavera del 2015 dopo una velocissima inchiesta che aveva messo a nudo una delle piaghe più sensibili e compromesse del palazzo di giustizia di piazza Buozzi, il pubblico ministero Massimo Casucci ha preso in esame una ad una le posizioni degli imputati comparsi ieri davanti al Gup del Tribunale di Perugia Piercarlo Frabotta.
Il filo conduttore della ricostruzione del pubblico ministero è stata la chiamata in correità di Lollo, che all'indomani dell'arresto aveva deciso di collaborare coi magistrati umbri per uscire al più presto dal processo e nella maniera più indolore possibile. E proprio sulla «chiamata» di Lollo si è attestato l'intervento di Casucci, senza troppo aggiungere al quadro accusatorio perfezionato all'esito di una indagine lampo durata appena tre mesi.
Una ricostruzione distaccata, poco incline alla cura delle suggestioni e dei facili effetti, ma tutt'altro che piatta, con richieste che in qualche caso hanno addirittura superato abbondantemente la pena inflitta al dominus dell'intera vicenda, il giudice Antonio Lollo, che nel dicembre 2017 aveva patteggiato 3 anni e 6 mesi.
Ieri una sola richiesta di assoluzione da tutti i capi di accusa, per l'avvocato Vincenzo Manciocchi.
Per gli altri imputati che hanno scelto il giudizio abbreviato il pm ha chiesto pene variabili tra i 10 mesi e i 4 anni di reclusione.
Nel dettaglio, 10 mesi per Franco Pellecchia; 2 anni, pena sospesa, per Andrea Lauri; 2 anni e 2 mesi per Roberto Menduti; 2 anni e 4 mesi per Luigi Fioretti; 4 anni per Fausto Filigenzi.
Sempre nella giornata di ieri il pm ha assunto le istanze di patteggiamento formulate dagli imputati Marco Viola (3 anni e 3 mesi); Massimo Gatto (3 anni e 8 mesi); Vittorio Genco (3 anni e 6 mesi), Antonia Lusena e Angela Sciarretta.
Chiesto infine il rinvio a giudizio per gli imputati che avevano chiesto di essere giudicati con il rito ordinario: Raffaele Ranucci, Rita Sacchetti e Marco Rini.
Nella prossima udienza fissata per il 5 ottobre dal calendario messo a punto dal giudice Frabotti, verranno ascoltate le parti civili, costituite dal Consorzio Costruttori Pontini, Paoloni Costruzioni, Ordine dei Commercialisti e Associazione Caponnetto.