Ieri pomeriggio in  Tribunale a Latina davanti al Collegio Penale presieduto dal giudice Gian Luca Soana è stata messa la parola fine al processo che vedeva da una parte un uomo di 34 anni che soffre di gravi problemi psichici seduto sul banco degli imputati e che è stato condannato a due anni di reclusione e dall'altra la vittima, un ragazzino che adesso ha 13 anni. Nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero Simona Gentile aveva chiesto la condanna a quattro anni di reclusione e in aula aveva ricostruito i fatti, partendo dai messaggi inviati dall'imputato alle fasi della cattura. Nel corso del dibattimento è emerso inoltre che D.S., queste le sue iniziali, soffre di una patologia molto grave è in cura alla Asl e dopo che il Tribunale aveva nominato un consulente è stata cristallizzata la patologia: soffre di un deficit cognitivo che non gli permette di avere consapevolezza delle sue interazioni sociali e delle conseguenze che provocano le sue azioni. I giudici dopo la camera di consiglio hanno derubricato il reato da tentata violenza sessuale pluriaggravata per l'età del minore in tentati atti sessuali con minore, accogliendo la riqualificazione della difesa dell'imputato, rappresentato dall'avvocato Fabio D'Acunto che anche in sede di Riesame aveva puntato su questa prospettazione che non era stata accolta. La famiglia del ragazzino è difesa dall'avvocato Silvia Siciliano. L'episodio era avvenuto a Latina quando l'adolescente era stato contattato su un social network dall'imputato che in cambio di soldi pretendeva una prestazione sessuale, a quel punto il minore aveva avvisato la mamma che a sua volta aveva chiamato i carabinieri ed era scattato a poca distanza da piazza della Libertà l'arresto.