Il permesso di soggiorno di un cittadino straniero non sarà statuito nuovamente. Il Tar del Lazio, infatti, ha confermato la revoca del titolo di permanenza sul territorio italiano di un extracomunitario che, stando a un esposto risalente al novembre 2016, avrebbe utilizzato "carte false" per ottenere proprio il permesso di soggiorno.

In special modo, stando a quanto si evince dalla sentenza, era stato il proprietario di un immobile sito sullo Stradone della Mirabella - cui si accede da via Santa Maria Goretti, nei pressi della Zona Artigiana di Nettuno - a scrivere alle forze dell'ordine, asserendo che lo straniero avrebbe «utilizzato mendacemente la residenza di via Mirabella» proprio per restare nel Bel Paese. Il 22 maggio dell'anno scorso, a tal proposito, l'autorità giudiziaria ha ricevuto la notizia di reato inerente alla violazione di diversi articoli del Codice penale, del Codice degli appalti e del Testo unico sull'immigrazione: fra questi la falsità ideologica commessa da un privato in atti pubblici, la falsità in una scrittura privata, l'uso di un atto falso, la decadenza dei benefici e le norme penali incluse nel Codice degli appalti e la contraffazione o alterazione del titolo di soggiorno.

Secondo i giudici del Tar, che hanno analizzato la questione nel dettaglio, il permesso di soggiorno sarebbe stato «acquisito fraudolentemente» e dunque il suo annullamento è stato corretto. Dal canto suo, il ricorrente ha contestato - senza ottenere ragione dal Tar - «la verità dell'assunto delle false dichiarazioni poste a base del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno per lavoro autonomo, senza tuttavia allegare neanche un principio di prova in merito all'insussistenza della denunciata falsità delle dichiarazioni rese in sede di rinnovo della domanda di permesso (contratto di affitto, bollette delle utenze o altro documento)».