«Un fenomeno dalle dimensioni inedite per la costa tirrenica. Un ciclone con venti da 180 chilometri orari». A parlare è Flavio Bergonzini, meteorologo specializzato in eventi estremi, a cui abbiamo chiesto di spiegare il fenomeno che si è abbattuto violentemente sulla costa di Terracina. «Per ora è difficile dare una spiegazione, il fenomeno va studiato con attenzione, ma di certo possiamo definirlo un ciclone», spiega l'esperto «arrivato dal mare e che si è fatto strada tra i palazzi». Niente a che vedere con una tromba marina, assicura, che ha una portata definita nello spazio e nel tempo e «che perde potenza quando tocca terra». No, si è trattato di qualcosa di diverso, «un fenomeno di certo accostabile a quelli tropicali. Dai danni che si sono registrati, possiamo ipotizzare venti fino a 180 chilometri orari. Dunque un uragano di tipo due».

La tempesta perfetta non ha un'unica matrice. «Si deve parlare di concause», spiega ancora il meteorologo. «C'è stata certamente una convergenza dei venti, lo scirocco che ha spinto dal mare verso Terracina, mentre dal Circeo è arrivato il libeccio. Si è creato quello che definiremo "Effetto Vajont", o effetto diga: il vento che resisteva dallo scirocco ha ceduto alle raffiche di libeccio, e si è incanalato nell'area del viale». E qui arriva l'altra causa, quella antropica, ovvero l'insieme di costruzioni, palazzi e edifici realizzati dall'uomo sulla costa. «Una volta incanalato il ciclone, si sono formati dei micro mulinelli che sembrano irrisori ma possono raggiungere una o due volte la velocità del vento in quel momento e devastare tutto».

E così è stato. Devastazione ovunque, da centro storico alto a quello basso. Si può ipotizzare il percorso fatto dal ciclone, che si è fatto largo dal mare abbattendo il muretto che divide il marciapiede dalla spiaggia. Poi ha incontrato piazzale Aldo Moro e ha preso a percorrere violentemente la zona che sta tra via Dante Alighieri e viale della Vittoria. Buttando giù ogni cosa, distruggendo edifici, alberi, trascinando automobili, facendo volare detriti, tegole, sassi, polvere. Un evento simile a Terracina c'è stato nel 1997, ma quella volta la tromba d'aria che fece volare automobili e pattini, perse forsa sulla terra ferma. Qui invece la tempesta ha proseguito verso Fondi e Sperlonga. Coinvolgendo una macroarea che ha interessato tutta la fascia tirrenica.

«Come devastazione, non si ricordano eventi di tale intensità sul mar Tirreno. Semmai ancora più a sud, nel golfo di Taranto», assicura il meteorologo. Al quale chiediamo anche cosa ci aspetta nei prossimi giorni dopo la pausa di oggi (ieri per chi legge, ndr) e quella prevista nche per oggi. «Andiamo verso un ulteriore peggioramento per venerdì primo novembre, e anche per il giorno 2. Ancora non è possibile definire con certezza le dimensioni del maltempo, ma sono previste precipitazioni a carattere temporalesco. Dunque si consiglia prudenza». Normali previsioni del tempo, al momento. Che certo, però, ora che a Terracina si è sperimentata la furia della natura, fanno più paura.