Almeno quindici gabbie danneggiate, non meno di dodici milioni di pesci, tra orate e spigole, finiti in mare aperto, per un danno di diversi milioni di euro. Questa una prima sommaria stima, arrotondata per difetto, del danno che hanno subito gli allevamenti di pesci che insistono nel golfo di Gaeta. E' la conseguenza della mareggiata che si è verificata il 29 ottobre scorso. Vento e onde alte fino a cinque metri si sono abbattute sulle gabbie con una potenza inaudita spazzando via le reti jump net (che servono a non far scappare il pesce), le campane che reggono le reti antivolatili (che servono appunto ad impedire l'attacco degli uccelli: gabbiani, cormorani, airone cenerino) e le boe che servono a sostenere il reticolo di ormeggio. Alcune di queste sono state ritrovate spiaggiate sul litorale di Vindicio. Molti pesci sono stati ritrovati ammagliati nelle reti stesse. La società agricola di Piscicoltura Golfo di Gaeta, che fa parte del gruppo Del Pesce, superato il primo choc, all'indomani del disastro si è rimboccata le maniche nel ricostruire le gabbie distrutte e ha attivato le procedure per attivare lo stato di calamità naturale. L'amministratore unico ha inviato comunicazione a tutte le autorità (Capitaneria di porto di Gaeta, al Comune di Gaeta, alla Provincia di Latina, alla Regione Lazio, alle Politiche agricole) e chiesto lo stato di calamità naturale.