«Ho deciso di collaborare perché sono stufo, sono esausto di quindici anni di crimini. Quindici anni in cui le persone di Latina hanno subito abusi, prepotenze, vessazioni, minacce, sia da parte mia che del clan Di Silvio». Si è cucito addosso il personaggio del criminale romantico, Agostino Riccardo, per la sua prima apparizione in un'aula di Tribunale nel nuovo ruolo di pentito. Una teatralità che lo ha sempre contraddistinto e ora sta utilizzando per sottolineare le verità più pesanti, ma al tempo stesso esprimere in maniera chiara la propria volontà di collaborare con la giustizia, lasciandosi definitivamente alle spalle una vita sempre al di sopra delle righe.
Testimoniando giovedì in videoconferenza nel processo per l'estorsione al ristoratore, che lo ha visto uscire di scena dopo la scelta del rito abbreviato e vede ancora sul banco degli imputati i suoi complici Di Silvio, Agostino Riccardo ha fornito i motivi del percorso che ha intrapreso passando dalla parte della giustizia, ricordando: «Questa decisione l'ho presa dopo l'ultima ordinanza di custodia cautelare, l'operazione Alba Pontina; ho deciso di collaborare dopo l'interrogatorio». Probabilmente è stato quello il momento in cui ha capito di non potersi sottrarre, diversamente, al "fuoco" amico. Del resto era lui il personaggio più esposto alle dichiarazioni rese dall'ex "socio" Renato Pugliese, che lo ha preceduto nella scelta del pentimento tirandolo in ballo nella lunga serie di malefatte che hanno condiviso e per le quali, sommate, avrebbe rischiato di trascorrere dietro le sbarre il resto della sua vita, o quasi.
Al netto degli atteggiamenti plateali, Agostino Riccardo descrive in maniera chiara il metodo mafioso con cui la famiglia di Armando "Lallà" Di Silvio si è imposta in città negli ultimi anni spiccando per ferocia tra gli altri nuclei familiari del clan rom di Campo Boario. Il pentito utilizza termini chiari per rappresentare la realtà che ha vissuto, parla in maniera spedita, senza tradire cedimenti di sorta. È un fiume in piena, dimostrando di ricordare tutto ed essere disposto ad aprirsi completamente con i magistrati dell'Antimafia che lo stanno ancora sottoponendo agli interrogatori previsti nei primi sei mesi di collaborazione.

Articolo completo su Latina Oggi del 18/11/2018