Sono state 132 le donne vittime di maltrattamenti in famiglia a Latina nel 2017, mentre sono stati 28 i casi, sempre lo scorso anno, in cui a commettere una violenza domestica sono state le donne.
Numeri importanti quelli analizzati dalla Uil Lazio e dall'Eures, che non si esauriscono in una "semplice" contrapposizione tra chi commette o è vittima di una o più violenze in famiglia. Al contrario, i dati rilevati dal sindacato regionale mostrano un quadro generale allarmante, se letti nella giusta ottica: le 132 donne vittime di violenza dimostrano come Latina sia la seconda provincia del Lazio (dopo Roma) per il numero maltrattamenti di genere in casa, mentre il secondo dato dimostra come la provincia pontina registri l'incidenza più elevata di violenze con autrici donne in tutta la regione, visto che si tratta del 19% totale dei casi.
Guardando complessivamente a questi numeri, è facile intuire perché il sindacato abbia lanciato un grido d'allarme, così come da tempo fanno anche tante associazioni attive sul territorio, sia di Latina che del Lazio. Infatti, a livello regionale, nel 2017 sono stati registrati oltre 4 casi di violenza ogni giorno, per un totale di 1.609 reati denunciati. I maltrattamenti hanno riguardato 1.316 donne, ovvero il 10,4% del totale nazionale (12.685), con un indice pari a 4,3 denunce ogni 10mila donne residenti, un dato più alto di quello italiano (pari al 4,1%). A Roma è stato registrato il numero più alto di vittime (982 donne e 194 uomini), mentre sono state 113 a Frosinone, 67 a Viterbo e 22 a Rieti.
Eppure, la cosa sconcertante è che dietro questi numeri, relativi ad esposti formali, esiste un mondo sommerso di violenze mai denunciati. A sottolineare questo aspetto è il segretario generale della Uil Lazio, Alberto Civica, che in questa circostanza chiama in causa il ddl Pillon, atto su cui la Uil ha espresso il proprio totale dissenso. «Si tratta di una normativa che vorrebbe rappresentare un passo avanti nella tutela dei minori e invece arretra di anni - ha spiegato il sindacalista - mettendo a rischio il benessere psico fisico dei bambini. E non ci riferiamo soltanto al tempo salomonicamente suddiviso tra mamma e papà, anche quando le distanze e i conflitti di coppia lo rendono impossibile, ma anche al mancato riconoscimento dei reati di violenza assistita e all'introduzione della sindrome di alienazione genitoriale, meglio conosciuta come Pas, che pone il minore a rischio allontanamento, rendendogli impossibile un tenore di vita simile a quello della situazione famigliare precedente alla separazione. Criteri su cui non ci può essere discussione ma solo una bocciatura a oltranza».
Queste le motivazioni per cui la Uil Lazio chiede «azioni concrete», quali, per citarne alcune, «il riconoscimento di un punteggio nel bando per l'ottenimento di una casa popolare. Sarebbero sufficienti 10 punti per le donne sole vittima di violenza e 15 per le donne con figli - ha concluso Civica - Si tratta di una normativa che potrebbe rappresentare un passo in avanti nella tutela dei minori e invece arretra di anni, mettendo a rischio il benessere psico fisico dei bambini».
Oltre alla denunce, dunque, la Uil Lazio avanza anche delle proposte, oltre al già citato "bonus" per la graduatoria per le abitazioni popolari. Tra le altre proposte c'è l'istituzione di un Tribunale della famiglia «che segua in parallelo il percorso giudiziario civile e penale, affinché vi sia una giustizia realmente equa che tenga conto dell'insieme e non attenda anni prima di un pronunciamento».
Intanto la Uil si attiva in autonomia, e annuncia che nei prossimi giorni sarà attivato un nuovo sportello anti mobbing e anti stalking a Latina.