E' passato un mese ma sembra ieri. L'agricoltura di mezza provincia si è fermata il giorno della tromba d'aria di fine ottobre e il lasso di tempo che è intervenuto dopo è stato di stupore e attesa di un provvedimento diverso e importante. Invece sta andando tutto come se si fosse trattato della solita ondata di maltempo con danni all'economia locale. Allo stupore e agli annunci mirabolanti dei primi giorni ha fatto seguito la normalità delle domande per i danni. Il cui ammontare, però, anche da solo, dovrebbe far capire che si è trattato di qualcosa di diverso. Si ipotizza che l'effetto della tromba d'aria che ha investito una fascia relativamente piccola di territorio sia costata circa 100 milioni di euro solo per l'impatto negativo sull'agricoltura. Oltre duecento le aziende colpite, con diverso grado di danni e infatti si va da circa 30 aziende agricole completamente distrutte (tra il 15 e il 20% del totale di quelle interessate) a quelle che hanno avuto ripercussioni sulla raccolta imminente o danneggiamenti alle serre. Quasi tremila i lavoratori interessati, a vario titolo. Cioè: si va dagli operai della raccolta ai piccoli trasportatori. Lo stato di calamità potrà probabilmente coprire tutto ma ci sono almeno un paio di nodi da superare. Il primo è il fattore tempo: sino a quando non sarà terminata l'istruttoria per la richiesta di danni non ci sarà in circolazione nemmeno un centesimo per le imprese che hanno avuto capannoni e serre distrutti. Il secondo riguarda le serre di Sperlonga, il tratto più colpito per quanto concerne le aziende agricole, che sono sprovviste di un piano regolatore per attività produttive e vivono una loro corsa contro il tempo per rientrare nei contributi. Questa mattina in Prefettura ci sarà un primo incontro per tracciare il bilancio dei danni e degli interventi ma anche per ascoltare le proposte delle associazioni di categoria, integrate in realtà dopo la seconda ondata di maltempo che ha messo a nudo carenze strutturali del territorio. Il deficit principale emerso con gli allagamenti di fine novembre è legato alla manutenzione della rete idraulica della bonifica, quindi con necessità di investimenti imponenti per quella che gli operatori hanno già definito «una nuova bonifica dell'agro pontino». A margine della richiesta più importante e difficile che coinvolge necessariamente anche interventi statali ci sono i danni fin qui calcolati per l'allagamento delle aziende che avevano colture cosiddette a terra e pari a circa duemila euro ad ettaro. Per alcuni piccoli gruppi di imprenditori agricoli la rinascita dopo il maltempo 2018 rappresenta una possibilità minima di rientrare nella catena di produzione e bisogna considerare che alcune delle aziende travolte da vento e pioggia avevano già problemi economici e crisi da sovraindebitamento.