Gli investigatori della Polizia hanno chiuso il cerchio sull'aggressione consumata due settimane fa in piazza San Marco a Latina identificando i bulli, tutti di età compresa tra i 13 e i 15 anni, che hanno partecipato materialmente al pestaggio di due fratelli di colore: sono stati tutti segnalati al Tribunale per i minori, ma alcuni di loro non sono neppure imputabili perché non hanno ancora compiuto i 14 anni.
Con una serie di testimonianze la Squadra Mobile ha ricostruito i fatti e accertato le responsabilità: a farsi avanti per prime erano state tre ragazzine non ancora quattordicenni che avevano aggredito una loro coetanea, in suo aiuto era intervenuto uno dei suoi amici che poi era stato accerchiato dai bulli insieme al fratello. A insultare con frasi razziste e picchiare i due, figli di immigrati africani ma nati e cresciuti in Italia, erano stati quattro ragazzi tutti identificati e segnalati all'autorità giudiziaria minorile, sostenuti da una ventina di adolescenti, sei dei quali sono stati identificati e segnalati per favoreggiamento.
La capillare attività di indagine portata avanti dagli investigatori del vice questore Carmine Mosca rientra in un piano più ampio, disposto dal questore Carmine Belfiore, di monitoraggio dei minori che prevede accertamenti anche su una precedente aggressione consumata qualche settimana prima e l'analisi dei singoli contesti familiari. Buona parte dei bulli infatti vivono in condizioni sociali precarie, figli di pregiudicati contigui alla criminalità locale. Proprio in uno degli episodi precedenti uno degli aggressori aveva persino speso il nome di una famiglia rom.
Nel corso delle indagini sono emerse anche una serie di criticità legate alla carenza di telecamere di video sorveglianza nei punti cruciali del centro, situazione che ha spinto il questore a promuovere con la prefettura, in sinergia con l'amministrazione comunale, un piano di implementazione della video sorveglianza attualmente installata nel capoluogo.