Francesco è la completezza. Oppure la completezza è Francesco. Dipende. Dai punti di osservazione, da come si vive e da quello che si cerca. Davide Guarda, 49 anni da compiere a fine marzo, è un architetto di Latina che ad un certo punto della sua vita capisce una cosa: vuole fare il padre di un ragazzo, anzi di un uomo che soffre di una grave disabilità. Il futuro figlio si chiama Francesco e ha 32 anni. E' stato mollato due volte: la prima dalla madre naturale poi la seconda volta da una coppia che aveva intenzione di adottarlo. E' una storia da lacrima facile all'apparenza sì ma se si va in profondità è di cuori grandi. Anzi grandissimi. «La scelta non è stata soltanto la mia - spiega Davide - è stata condivisa. Io e Francesco ci siamo scelti a vicenda. E il nostro non è un rapporto unilaterale. Questo per me è la fine di un percorso iniziato 20 anni fa quando ho conosciuto Francesco. Il resto è stato tutto naturale e ho deciso di adottarlo». Davide vive e lavora a Latina, la sua casa è senza barriere architettoniche, è su misura di Francesco che spesso sorride e cerca il contatto oltre che visivo anche con le mani del papà che gli siede accanto durante una chiaccherata in cui sembra divertito. Si guardano, in alcuni momenti a Francesco brillano gli occhi e si capisce che è contento. Davide quando racconta la telefonata ricevuta dall'avvocato Marta Palazzo che ha seguito tutto l'iter giudiziario per l'adozione si commuove. «Quel giorno...al telefono quando mi stava dando la notizia ci sono stati trenta secondi di vuoto, sì ero commosso». L'inizio di questa storia porta a Roma, durante il servizio civile in una struttura specializzata, Davide conosce Francesco, abbandonato due volte in pochi anni: la prima dopo la nascita, la seconda quando ha sette mesi e una coppia di Pescara vuole adottarlo ma poi ci ripensa. Lo porta in ospedale per la febbre alta e poi via, lo lascia lì. Se ne vanno.
Francesco diventa l'ultimo tra gli ultimi, ricorda Davide. «Quando ho iniziato a conoscerlo è come se fosse scoccata una scintilla». Il suo caso è il primo e unico in Italia dopo che il Tribunale di Latina ha accolto la sua richiesta con una sentenza ispirata al principio della tutela delle persone fragili. I giudici hanno condiviso in pieno la tesi di Davide, a partire dalla sentenza della Corte di Cassazione la numero 354 del 1999 che ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede la differenza di età anche in caso di adozione dei soggetti minori caso per caso, prendendo in esame la situazione di Francesco considerato come un minore anche se è nato il 16 dicembre del 1986.  La giornata di Francesco è segnata dalla flessibilità e dall'armonia che si respira in casa. Ci sono gli orari da rispettare ma senza farsi travolgere: verso le 9,30 c'è la tappa al centro diurno, intitolato a Salvatore Minenna, che a Latina tutti hanno conosciuto come «Salvatore il sindaco», poi il rientro nel pomeriggio a casa, la presenza degli assistenti, la cena ma anche gli svaghi. Dalle vacanze come quella trascorsa nella Val di Sole nel cuore del Trentino o quella al mare a Tortoreto Lido, in Abruzzo, sull'Adriatico. Paese che vai barriera che trovi. «Sotto questo profilo per quanto riguarda le barriere architettoniche - spiega Davide - da Firenze in giù, in senso negativo è tutto diverso. Al Nord è una altra cosa, qui a Latina ad esempio ci sono diverse barriere architettoniche che rappresentano un intralcio, peccato si potrebbe fare molto per migliorare». Quando la gente gli dice che la sua è una storia da libro cuore lui spiega che ha fatto una cosa naturale che gli è venuta da dentro, perchè sia a lui che a Francesco probabilmente mancava qualcosa. Adesso da quando c'è Francesco la vita di Davide è diventata proprio così: completa. L'ultimo degli ultimi adesso è il primo dei primi.