Era fuggito in Bolivia per sfuggire alla cattura dopo la decisione del Brasile di non concedergli più lo status di rifugiato politico. Le forze internazionali di polizia, però, hanno indagato a lungo e alla fine, nella notte, lo hanno bloccato. 

Finisce, dunque, la fuga di Cesare Battisti  l'ex terrorista originario di Sermoneta e nativo di Cisterna di Latina condannato all'ergastolo in Italia per quattro omicidi. 

A bloccarlo, come confermato all'Ansa dall'ambasciatore italiano in Brasile, Antonio Bernardini, è stata una squadra da una squadra speciale dell'Interpol, formata anche da personale italiano e brasiliano. 

È stato beccato mentre passeggiava in strada alle 17 ora locale (le 22 di ieri, 12 gennaio 2019, in Italia) mentre passeggiava per le strade di Santa Cruz de La Sierra. Stando a quanto trapelato, l'uomo non avrebbe opposto resistenza alla cattura, seppure indossasse occhiali da sole e barba finta per non essere riconosciuto. Una volta preso, l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo non avrebbe detto alcuna parola. 

    Battisti è stato arrestato alle 17 di ieri (le 22 in Italia) da una squadra speciale dell'Interpol formata anche da investigatori italiani e brasiliani mentre camminava in una strada di Santa Cruz de La Sierra, popolosa città nell'entroterra boliviano. L'ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) non avrebbe opposto resistenza. Secondo alcuni media, indossava pantaloni e maglietta di colore blu, un paio di occhiali da sole e barba finta. Caricato in macchina e accompagnato in una caserma della polizia, Battisti non avrebbe proferito parola.

La sua fuga era iniziata a metà dicembre, quando il presidente entrante del Brasile, Jair Bolsonaro, aveva annunciato di voler dare corso all'estradizione di Battisti in Italia. E proprio il figlio di Bolsonaro, Eduardo, deputato federale brasiliano, ha scritto un tweet parlando di un "piccolo regalo" in arrivo per il ministro dell'Interno, Matteo Salvini.