Ancora un'altra tappa lunga e complessa davanti al giudice dell'udienza preliminare, Giorgia Castriota, prima della decisione sul rinvio a giudizio degli indagati del procedimento Olimpia, la madre di tutte le inchieste sulla collusione tra politica e cemento. Ieri mattina sono state esaminate le posizioni di Giovanni Spada, Nicola Deodato e Stefano Pistoia.

Lo spacchettamento

In specie Giovanni Spada, insieme a Nicola Deodato è accusato, unitamente ad altri funzionari del Comune di Latina anche loro nel processo, di avere, in tempi diversi ma reiteratamente, affidato lavori pubblici «in maniera sistematica, in violazione degli articoli 128 del Codice degli Appalti, dell'articolo 154 del Regolamento Generale, approvato con DPR 5S4/00, senza procedere ad esperire gare ad evidenza pubblica, frazionando illegittimamente gli importi così da far apparire come non necessaria la procedura di scelta del contraente, attestando falsamente l'esistenza di condizioni di urgenza dei lavori in realtà inesistenti, procuravano alle ditte aggiudicatarie ingiusti vantaggi di natura patrimoniale con conseguente danno pubblico»

Il progetto del nuoto

Stefano Pistoia è accusato di aver beneficiato dei contributi previsti dal Progetto «Sos sport Pallanuoto». In specie, secondo il capo di imputazione, Stefano Pistoia e Silvano Spagnoli, il primo quale presidente della squadra di pallanuoto «Rari Nantes» e il secondo quale consigliere provinciale (i fatti sono avvenuti nel 2014) avrebbero posto in essere «con artifizi e raggiri» finalizzati ad ottenere i contributi per il progetto ‘Sos Sport-Pallanuoto', «sul falso presupposto dell'aver previamente concordato con gli istituti scolastici interessati, i progetti sociali, producendo, al fine di conseguire i rimborsi, rendicontazioni di spese sostenute ma in realtà mai avvenute». Ancora secondo le contestazioni Silvano Spagnoli sarebbe stato al corrente di tali circostanze, tanto che sollecitò il Presidente della Provincia a definire la domanda «inducendo in errore l'ente Provincia sulla bontà dell'operazione» e ciò produsse «un ingiusto profitto».