Prima di stabilire se, effettivamente, una casa al mare costruita nel 1964 senza permesso edilizio sul litorale di Ardea (all'epoca Comune di Pomezia) sia da considerare abusiva come già fatto dal Comune e dal Tar del Lazio, il Consiglio di Stato ha deciso di prendere tempo ed esaminare dei documenti, rinviando la trattazione di una causa al secondo semestre di quest'anno.

La vicenda riguarda un edificio a due piani costruito a ridosso della spiaggia nella prima metà degli anni ‘60, con gli appartamenti presenti che oggi sono di proprietà di persone diverse. Chiaramente, come accadeva da queste parti a quel tempo, tutti costruivano senza licenza edilizia e, per questo, negli anni successivi è stata presentata una domanda di condono edilizio, rigettata dal Comune fondamentalmente per l'esistenza del vincolo paesistico risalente al 1954, che tutela la fascia costiera compresa fra Ostia e Nettuno, ma anche per il carattere ritenuto in ogni modo "abusivo" dell'edificio.

Secondo i ricorrenti, però, la localizzazione della struttura a livello di carte evidenziata dagli uffici comunali sarebbe sbagliata; in più, per soli otto metri quadrati, la casa non sarebbe stata edificata su suolo demaniale e alcuni piani paesistici regionali vigenti prevedrebbero la possibilità di una variante urbanistica per il recupero degli edifici. Ioltre, data la natura dell'area, lo stabile non precluderebbe la visuale del mare, vista l'esistenza di tanti altri fabbricati simili in zona. Infine, ci sarebbe stata disparità di trattamento rispetto ad altri cittadini, che avrebbero dal canto loro ricevuto le sanatorie, anche alla luce del fatto che nel 1974 i proprietari dell'epoca avrebbero pagato la sanzione alternativa alla demolizione.

Visto tutto ciò, i giudici hanno chiesto proprio di produrre un documento relativo al pagamento della sanzione, oltre che i dati riguardanti l'esatta collocazione dell'edificio rispetto al Demanio marittimo e quelli inerenti l'area di Piano regolatore dove si trova la casa.