Sono due le versioni su come sono andati i fatti nel giallo dell'arsenale di armi trovato lo scorso 13 dicembre in un terreno all'esterno dell'ospedale di Terracina. L'uomo ritenuto al momento detentore e responsabile di quelle armi è Ugo Pioli, arrestato l'11 gennaio scorso dai militari della Compagnia di Terracina e ancora in carcere. Si attende la pronuncia del tribunale del Riesame, sul ricorso presentato dalla difesa.
Il 9 dicembre, secondo le ricostruzioni dei carabinieri, Pioli si sarebbe recato nei pressi del terreno incolto che sta all'esterno dell'ospedale, e avrebbe abbandonato tre buste nere, portate lì con un carrello della spesa assieme ad altri rifiuti. L'uomo è stato riconosciuto dai filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona. Secondo gli investigatori che hanno poi fatto l'informativa alla procura per la richiesta della misura cautelare, è lui senza alcun dubbio, per giunta con gli stessi vestiti poi trovati in casa. Unica differenza, la barba e i capelli, poi trovati tagliati nel giorno della perquisizione. Non così secondo la difesa, rappresentata dagli avvocati Massimiliano Fornari e Emanuela Antonioni. Le immagini delle videocamere per i difensori sarebbero sfocate, la figura irriconoscibile. E anche gli orari sarebbero discordanti. Cambiata anche la versione dei fatti rilasciata da Pioli. Il quale nell'interrogatorio ha risposto alle domande del gip Pierpaolo Bortone, dando però una versione dei fatti diversa da quella fornita nelle dichiarazioni spontanee ai carabinieri. Di fatto, Pioli al giudice ha negato ogni addebito, ritenendosi estraneo ai reati contestati. Avrebbe ammesso soltanto di aver portato quel carrello con i tre bustoni neri in quel terreno, per gettare dei rifiuti, ma di non immaginare cosa potessero contenere.