Della stampa non hanno grande considerazione, né di quella che non vogliono ascoltare, e nemmeno di quella che usano per mentire o per provare a smentire. Fatto sta che ieri mattina, preso atto dagli articoli di Latina Oggi di essere finiti nella scomoda posizione di indagati per una sconcezza di variante che si ostinano a difendere, in Piazza del Popolo si sono affidati agli sminatori di fiducia per cercare di disinnescare la notizia e limitare i danni. Fatica sprecata.
E così, invece di cominciare a domandarsi dove abbiano sbagliato, e di chi abbiano sbagliato a fidarsi, sindaco e assessori, tutti indagati eccetto Giulia Caprì, danno fiato a presunte quanto inesistenti smentite ufficiali, seminano il caos sui siti e sui cosiddetti social (non tutti per fortuna) dove si scrive tutto e il contrario di tutto, e si tengono a debita distanza dalla sostanza dei fatti. Che è quella che impone di prendere atto di essere diventati il bersaglio di alcune ipotesi di accusa che contemplano i reati di abuso d'ufficio, falso e lottizzazione abusiva.
Nel pomeriggio il sindaco Coletta si affida ad uno dei peggiori esempi di comunicazione istituzionale in stato di emergenza. Tutto quello che riesce a dire con l'ausilio dell'esercito di comunicatori di cui dispone in Comune, è che «l'amministrazione ritiene con la massima serenità di avere operato nel rispetto delle regole». Per poi aggiungere che l'atto adottato (la variante in Q3) «è stato oggetto di discussione in due Commissioni consiliari, Urbanistica e Trasparenza». Che è vero, ma la discussione nelle Commissioni è avvenuta soltanto dopo la denuncia sul giornale e le critiche delle opposizioni, e non già prima dell'approvazione della delibera galeotta. Come sarebbe dovuto accadere.
E per finire in pieno stile ellebicino, «Siamo con la coscienza a posto su questa vicenda e abbiamo piena fiducia nell'operato dell'assessore Castaldo».
Una volta si diceva «abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura», ma stavolta dire una cosa del genere significherebbe vanificare dall'interno gli sforzi degli sminatori, perché sarebbe l'ammissione della consapevolezza di essere sottoposti ad indagine. Cosa che i negazionisti di Piazza del Popolo non vogliono nemmeno prendere in considerazione. Perché, come dice sempre il sindaco Coletta stentando un po' sulla sintassi, «Stiamo sempre dalla stessa parte: la legalità».
Beh, lo vada a raccontare ai carabinieri del Nipaaf o al sostituto procuratore Giuseppe Miliano, che sembrano convinti esattamente dell'opposto, altrimenti non si sarebbero intrappolati in un surplus di lavoro sulle prodezze dell'assessore Castaldo e del dirigente dell'Urbanistica del Comune Paolo Ferraro, oltre che su quelle di una Giunta disarmata al cospetto degli svarioni dei tecnici accreditati.
Abituati come sono a dire bugie e cose non vere, dimenticano perfino quello che hanno scritto il giorno prima, come la nota su carta intestata del Comune di Latina che il 7 gennaio riportava le dichiarazioni dell'assessore Castaldo sul Piano particolareggiato Q3. «Non si è trattato di una variante di destinazione d'uso, ma di una presa d'atto del superamento o estinzione di un vincolo di destinazione alberghiera esclusiva. La delibera non fa altro che ricondurre la zona interessata alle destinazioni complessive originarie del Piano particolareggiato Q3 vigente».
Niente di più falso, visto che due giorni più tardi, il 9 gennaio, il dirigente Ferraro si preoccupava di mettere una toppa all'iter arraffazzonato di quella delibera pubblicando l'avviso di adozione di variante urbanistica, preannunciando la trasmissione della pratica in Regione all'esito delle opposizioni e osservazioni. Alla faccia della semplice presa d'atto.
Ma l'assessore può permettersi questo ed altro, visto che nonostante gli errori, le omissioni, le bugie e chissà cosa altro ancora, continua a godere della fiducia incondizionata del sindaco e della Giunta.
E se prima di combinare questo grande casino e mettere in moto la macchina delle indagini si fossero confrontati ammettendo di aver sconfinato da quella che definiscono la soglia sacra della legalità, e magari annullato in autotutela quella schifezza di delibera, forse oggi non avrebbero di che preoccuparsi, né ipotesi di reato di cui rispondere.
E' inutile provare a chiedere loro perché lo abbiano fatto, chi glielo abbia chiesto e chi abbiano voluto favorire con quella variante, perché loro non sbagliano. E se sono indagati, è perché in Procura c'è qualcuno che sbaglia.