Gli inquirenti hanno portato delle aggiunte probatorie, a partire proprio dalle dichiarazioni rilasciate da Di Pietro nel corso dell'interrogatorio. Gli inquirenti hanno sostenuto che si sono imbattuti in una associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro ma anche all'autoriciclaggio e infine alla corruzione oltre che all'estorsione. Gli accertamenti sono scattati dal monitoraggio della manodopera in particolare sono stati presi in esame uomini di origine romena e africana che grazie ad alcune società offrivano i lavoratori alle aziende sgravandole dalla possibilità di un controllo contro il lavoro nero mantenendo però le condizioni di sfruttamento dei braccianti. I detective, coordinati dal dirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca, erano riusciti anche a quantificare le proporzioni del business che era molto ingente. Nel corso di una perquisizione inoltre in casa di uno degli arrestati, erano stati trovati 500mila euro tra soldi in contanti e assegni. L'inchiesta ruotava attorno ad una coop che metteva a disposizione otto furgoni per il trasporto di braccianti agricoli nei campi. Le indagini non sono finite e proseguono, al vaglio c'è anche un sospetto aumento di iscrizioni al sindacato Fai Cisl, gli accertamenti sono condotti sia dalla Squadra Mobile che dall'Inps. E' emerso che in un anno sono quasi raddoppiate. Entro giovedì si conoscerà la decisione del Riesame.