Il Comune di San Felice Circeo vuole difendere le proprie ragioni in Tribunale contro il ricorso presentato al Tar dall'associazione Lapis. Al centro di questa contesa c'è l'Urbanistica e in particolare il dietrofront sulle varianti annullate dalla precedente amministrazioni e sull'interesse pubblico all'epoca manifestato per il completamento del porto.
Martedì è arrivata la costituzione in giudizio da parte della Giunta municipale.
Il responsabile del settore ha espressamente richiesto all'Ente di nominare un legale per difendere l'operato dell'amministrazione. La scelta è ricaduta sull'avvocato Giovanni Fusco.
Il ricorso presentato dall'associazione Lapis, invece, riguarda la delibera sull'Urbanistica approvata a ottobre dall'assise con una manciata di voti (soltanto quattro) a causa delle tante incompatibilità e di qualche assenza. Ne è stato chiesto al Tar l'annullamento previa sospensiva.
La procedura seguita nell'approvazione, secondo l'associazione Lapis, sarebbe illegittima già dalla commissione. Alla stessa, si legge nel ricorso, ha partecipato il sindaco Schiboni, poi astenutosi sul punto «per ragioni strettamente personali» e non meglio chiarite, in violazione, secondo i ricorrenti, del regolamento. Lo stesso regolamento - si contesta - prescrive per il primo cittadino il divieto assoluto di votare in commissione.
Oltre a ciò, si ipotizza il conflitto d'interessi per altri tre consiglieri, due dei quali hanno abbandonato l'assise prima della votazione. Pertanto, insomma, non ci sarebbe stato il numero legale per portare avanti i lavori della commissione.
Vizi formali che, secondo Lapis, si riverberano sulla delibera approvata dal Consiglio, che per Lapis sarebbe comunque di per sé illegittima. Mancherebbero dei pareri e il fatto che il sindaco si sia astenuto - per il quale si ipotizza un conflitto d'interessi - non andrebbe a sanare i vizi dedotti. A decidere sarà il Tar.