Il caso giudiziario è destinato ancora a far discutere. Da una parte il notaio Giuseppe Coppola di Latina che compra in buona fede un quadro: Superfice 223 firmato dall'artista Giuseppe Capogrossi al prezzo di 160mila euro, ignorandone il passato. Dall'altra la città metropolitana di Bari che rivendica l'appartenenza dell'opera. In mezzo un'inchiesta finita con una richiesta di archiviazione, un contenzioso civile e un quadro, quello in questione,  che giovedì viaggia verso Latina come disposto dal gip di Bari e sabato mattina "ritorna" a Bari  sulla scorta di  un provvedimento del giudice civile del capoluogo pugliese. La storia dell'opera inizia più di 60 anni fa, è il 1958 quando viene acquistata dalla Pinacoteca di Bari al prezzo di 500 mila lire in occasione della VII mostra nazionale di pittura contemporanea «Maggio di Bari». Nel 1964 il quadro viene donato all'assessore di Bari Vincenzo Mitolo, in occasione della morte dell'assessore, il bene viene alienato dal figlio ad un altro soggetto e poi dopo la morte ad una casa d'aste che lo vende nel 1991 ad un imprenditore napoletano molto conosciuto e che a seguire lo vende al notaio di Latina che lo acquista in buona fede al prezzo di 160mila euro.  Del dipinto non si era saputo più nulla fino a quando nel 2015 il notaio proprio su internet scopre che è stato trafugato dalla Pinacoteca di Bari e va dai carabinieri del Comando Provinciale di Latina dove presenta un esposto. Anche un cittadino barese lo nota su una casa d'aste e sostiene che è stato trafugato.  A quel punto il quadro viene sequestrato e si apre una inchiesta con l'accusa ricettazione ma al termine delle indagini preliminari il pm di Bari chiede l'archiviazione per il professionista pontino e l'imprenditore che gli aveva venduto il quadro ed è una prospettazione accolta anche dal gip Valeria La Battaglia secondo cui l'acquisto era in buona fede e i due uomini erano inconsapevoli della provenienza delittuosa del dipinto e sostiene che la proprietà del quadro è del notaio.  Finita qui? Macchè. La Pinacoteca della città metropolitana di Bari, rappresentata dall'avvocato Roberto Tartaro, inizia un contenzioso civile, nei giorni scorsi la polizia provinciale da Bari è arrivata a Latina per prendersi il quadro. La città metropolitana di Bari infatti ha avviato un ricorso d'urgenza per riavere l'opera anche se sotto sequestro che fino al 14 febbraio è rimasta presso il Nucleo tutela patrimonio artistico. Ma non è finita a marzo una nuova udienza sempre dal giudice civile sul destino dell'opera.