stato interrogato ieri mattina dal giudice Giorgia Castriota, e ha risposto alle domande Florian ... il 43enne di nazionalità romena finito in carcere lunedì mattina con l'accusa di tentato omicidio, per aver cosparso d'alcol e poi dato alle fiamme un moldavo, Nicolay Iliakim, che con lui ed altri condivideva gli spazi di un casolare abbandonato in via Stadone La Valle. Assistito dall'avvocato Massimo Basile, il romeno ha ammesso le sue responsabilità raccontando però di non aver agito per uccidere. I due hanno avuto un alterco, e a un certo punto ha preso la bottiglia di alcol etilico usata per appiccare il fuoco per scaldarsi, e l'ha versata addosso alla vittima. Nessuna intenzione di uccidere. Questo l'obiettivo della difesa ora, che ha chiesto anche una misura meno afflittiva. Per ora, su richiesta del pm Valerio De Luca, il giudice ha convalidato il fermo giudiziario. E l'indagato resta in carcere.

Intanto la questione sicurezza torna alla ribalta in città. La Lega chiede lo sgombero dell'immobile e probabilmente un provvedimento di questo tipo sarà preso. Ma il casolare abbandonato di via Stradone La Valle in cui si è sfiorata la tragedia da sempre è in quelle condizioni. Una zona franca a due passi dal popoloso quartiere del Calcatore, un rudere occupato da persone senza fissa dimora che li eleggono il domicilio, mangiano, dormono e stendono i panni. Avvolto da piante e rovi, l'edificio è accessibile da un cancello che dà su una strada priva di marciapiedi, poco illuminata di notte nonostante sia percorsa da centinaia di cittadini. Impossibile non notare cosa accade nel casolare. Soprattutto per chi vive al Calcatore. Ieri c'è stato un Consiglio comunale ma dell'episodio non si è fatto cenno. Il consigliere Pd Valentina Berti ha però posto in evidenza la presenza del degrado delle periferie. La Lega in una nota facebook ha detto la sua: «La storia infinita del tugurio. Tutti sanno dell'esistenza dello stabile e dei suoi occupatori abusivi. Il Sindaco riveste anche la qualifica di "ufficiale di governo", nonché di "autorità sanitaria locale". In quanto tale egli ha l'obbligo di intervenire. Non si è mai verificato un intervento deciso. Possibile che deve sempre scapparci il morto per intervenire?». Il morto non c'è scappato. Ma la zona del Calcatore a fasi alterne fa emergere le tante sue criticità. Un quartiere lasciato a metà, dove alle palazzine residenziali nuove si alternano terreni incolti, in alcuni casi quasi discariche, costeggiati da fossi e acquitrini insalubri e con una ex stazione ferroviaria usata come rifugio per le persone ai margini. Il tutto, a due passi dalle abitazioni, dal polo trasporti, dai luoghi dei servizi. È chiaro che si tratta di un tema urbano e urbanistico che resta senza soluzione.