Il dirigente dell'Urbanistica del Comune di Latina, l'architetto Paolo Ferraro, è stato ascoltato mercoledì mattina in Procura in qualità di persona informata dei fatti relativamente alla vicenda della variante al Piano particolareggiato esecutivo del quartiere Q3, variante adottata con la delibera 457 del 28 dicembre 2018 per eliminare un vincolo di destinazione d'uso alberghiero e consentire la costruzione di un edificio commerciale di cinquemila metri quadrati di superficie coperta. Sull'iter seguito dall'amministrazione comunale per arrivare all'approvazione della variante, la Procura della Repubblica ha avviato un'inchiesta, ritenendo che i passaggi amministrativi seguiti non siano stati «ortodossi» e che il provvedimento di variante, verosimilmente una variante sostanziale al Piano regolatore generale, sarebbe dovuto finire in Consiglio comunale anziché in Giunta. Un iter imperfetto, dunque, che secondo gli inquirenti potrebbe prestare il fianco alle ipotesi di reato di abuso d'ufficio, falso in atto pubblico e lottizzazione abusiva. Dopo aver dato incarico ai carabinieri del Nipaf di acquisire e sequestrare atti e materiale relativo al progetto edilizio da cui è scaturito il procedimento amministrativo per il rilascio del permesso a costruire e contestualmente per l'adozione della variante urbanistica, gli inquirenti sono ora passati alla fase del confronto con i protagonisti della vicenda, che sono il titolare dell'impresa Latina Green Building che ha presentato il progetto e il professionista di fiducia che lo ha redatto; i responsabili degli uffici comunali che hanno istruito e perfezionato la pratica amministrativa; l'assessore all'Urbanistica che ha dato l'indirizzo affinché venisse portata in Giunta la proposta di delibera per la variante; la Giunta e il sindaco che hanno approvato il provvedimento.
L'architetto Paolo Ferraro, dopo aver ricevuto dal Suap (Servizio Unico Attività Commerciale) un parere di massima favorevole all'intervento proposto in Q3 subordinato alla risoluzione della questione inerente il vincolo di destinazione alberghiero, all'esito di un paio di passaggi di dubbia tenuta formale sulla natura e sulla provenienza del vincolo di destinazione alberghiero da eliminare, si era espresso sostenendo che la variante proposta non avrebbe intaccato le Norme Tecniche del Piano attuativo e che pertanto la proposta era ammissibile e che poteva essere adottata dalla Giunta municipale con la procedura semplificata.