Disoccupato, con problemi economici e una difficile situazione familiare, due settimane fa avrebbe chiuso la porta della sua camera da letto, nell'appartamento di via Marsica, poi seduto sul letto avrebbe deciso di farla finita con un colpo alla tempia esploso dalla sua pistola calibro 9X21 che deteneva regolarmente. Un'ipotesi che subito dopo il ritrovamento, avvenuto due settimane dopo la morte del perito edile di 42 anni, originario di Priverno ma residente da tempo ad Aprilia, hanno indicato come la più probabile, che troverebbe conferma in un memoriale di 12 pagine lasciato alla famiglia, che ripercorreva gli ultimi difficili anni, lasciando presagire tra le righe una soluzione estrema a quel momento di disperazione.  Nonostante ciò i familiari, decisi ad andare fino in fondo, hanno deciso di nominare come consulente di parte il medico legale Daniela Lucidi, che ha preso parte all'esame autoptico disposto ieri dalla Procura di Latina ed affidato al dottor Tommaso Cipriani.
A rendere più difficile il lavoro del medico legale, il cattivo stato di conservazione del corpo del 42enne, ritrovato 15 giorni dopo la morte, quando i vicini di casa, allarmati dalla sua lunga assenza da casa e dai cattivi odori provenienti dal suo appartamento, hanno deciso di allertare le forze dell'ordine. Con l'ausilio dei vigili del fuoco, i militari della caserma di via Tiberio sono riusciti ad entrare in casa, ritrovando il giovane steso sul letto e poche ore dopo, durante la perquisizione dell'appartamento ora posto sotto sequestro, un memoriale di 12 pagine in cui il perito edile spiegava le ragioni che lo hanno condotto verso l'estremo gesto.