Resta in carcere la 42enne di Aprilia arrestata, insieme ad altre due persone, nell'ambito dell'operazione che portò al sequestro di 230 chili di droga. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dai legali di Michela P. contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, che il 21 dicembre 2018 respinto la richiesta di scarcerazione. La donna nata ad Anagni ma residente ad Aprilia, è stata arrestata dai carabinieri del reparto territoriale nel dicembre 2018 insieme ai marocchini Aziz B. di 34 anni e Jemal H. di 36 anni. I militari intercettarono sulla Pontina un convoglio formato da due auto, una apripista e l'altra imbottita di droga, lanciate ad alta velocità sulla Pontina in direzione sud. La 42enne si trovava, insieme a Jemal, sull'Alfa 156 l'auto apriprista, mentre sull'altra vettura (Audi A4) venne rivenuta la droga.

Gli avvocati hanno sostenuto che la donna non era consapevole di aver partecipato al traffico di droga, portando a sostegno di questa tesi le dichiarazioni della 42enne sulle ragioni del viaggio in Francia intrapreso con Aziz B. e rimarcando che non risultano collegamenti tra la donna e gli altri soggetti coinvolti nella vicenda. Tuttavia il collegio ha concordato con il Riesame che ha sottolineano che i carabinieri: «avevano accertato che la donna deteneva documenti con false generalità, riferibili all'uomo che si trovava a bordo dell'Alfa; che aveva la disponibilità di diversi telefoni cellulari e che aveva soggiornato in Spagna, unitamente all'uomo, nello steso albergo». Elementi che per il Tribunale sono: «indicativi del ruolo di staffetta assunto dall'Alfa, rispetto all'Audi e al suo carico di droga». Ed è per questo che la motivazione espressa dal Tribunale del Riesame rispetto al «presidio cautelare necessario risulta pienamente conferente». Perciò il ricorso è stato rigettato e la donna condannata a pagare le spese processuali.