L'altra mattina, fra Priverno e Maenza, i carabinieri della Stazione forestale privernate hanno sequestrato per un presunto inquinamento ambientale tre attività di demolizione auto tutte collegate tra loro e riferibili a una stessa persona, che è stata denunciata.

A seguito di controlli relativi proprio agli impianti di autodemolizione, gli uomini guidati dal comandante Marco Maggi hanno posto sotto sequestro penale due aree. Un primo sequestro è stato effettuato in località Farneto, a Maenza, a pochi metri dal confine con Priverno, non troppo lontano dall'Area Archeologica: il titolare di un impianto di autodemolizione è risultato operare con l'autorizzazione scaduta (la stessa è comunque attualmente oggetto di richiesta proroga di rinnovo). E lo stesso impianto, già negli anni scorsi, era stato oggetto di controlli della stessa Forestale e chiuso per un periodo nell'attesa che il titolare realizzasse dei lavori per la messa a norma dello stesso. Accanto a questo primo impianto, però, ne è stato realizzato un secondo, risultato completamente abusivo. È all'interno di questo che sono stati rinvenuti numerosi autoveicoli destinati a demolizione, oltre a cumuli di rifiuti pericolosi e non pericolosi provenienti dalle demolizioni e trattati in violazione alle norme di settore con pericolo di inquinamento all'ambiente, visto che dalla demolizione dei veicoli vengono prodotti rifiuti pericolosi quali oli esausti, refrigeranti, acidi, mercurio e molti altri ancora.

Il secondo sequestro penale, invece, è stato effettuato in località Pratenove, a Priverno: qui, lo stesso titolare dell'impianto di Maenza aveva realizzato un altro impianto di demolizione su un terreno agricolo, senza alcuna autorizzazione. Anche in questa area sono stati rinvenuti veicoli fuori uso e rifiuti assai pericolosi per l'ambiente.

Per tali fatti, il titolare, un uomo di 55 anni di Priverno, è stato denunciato all'autorità giudiziaria per gestione illecita di rifiuti pericolosi senza autorizzazione, trattamento di veicoli fuori uso in violazione delle norme di legge (decreto legislativo 209 del 2003) e scarico di acque reflue industriali su suolo senza depurazione e autorizzazione.

È stata inoltre irrogata una sanzione amministrativa di 4.100 per mancata e incompleta annotazione dei rifiuti pericolosi prodotti sugli appositi registri.