È comparso ieri davanti al giudice per le indagini preliminari T.I., il 20enne di nazionalità albanese arrestato nei giorni scorsi dalla polizia di Fondi perché destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per sequestro di persona con finalità di rapina aggravata e con uso di arma da taglio, estorsione e lesioni aggravate. Fatti, questi, risalenti a ottobre del 2018 e che sarebbero stati compiuti in danno di un 30enne del posto.
Ieri l'indagato, assistito dagli avvocati Maurizio Forte e Maria Cristina Sepe, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari per l'interrogatorio di garanzia. E ha deciso di rispondere alle domande del magistrato ammettendo parzialmente i fatti. Anche se molti aspetti restano ancora avvolti dal mistero.
L'uomo ha quindi sì confermato il prelievo dei soldi, negando però ogni addebito per quanto attiene alle minacce e al sequestro di persona. Sulla dazione di denaro, a quanto pare, ha fornito un racconto confuso dei fatti. E infatti è proprio questo aspetto che resta ancora avvolto nel mistero e, al momento, privo di una vera e propria spiegazione.
L'indagato, inoltre, ha detto di non aver avuto precedenti contatti con la presunta vittima, ossia il trentenne che ha denunciato l'accaduto. Ha riferito di averlo visto qualche volta prima di allora.
Al magistrato ha fornito anche chiarimenti in merito al suo viaggio in Albania. Ha detto di essere stabilmente residente a Fondi - è stato depositato un regolare contratto di lavoro - e di essersi recato nel paese di origine a più riprese per conseguire il titolo di guida.
Adesso, mentre alcuni aspetti di questa vicenda - per la quale è stato denunciato alla Procura per i Minorenni anche un diciassettenne - restano ancora da chiarire con precisione, la difesa dell'indagato valuterà se impugnare l'ordinanza di custodia cautelare davanti al Tribunale del Riesame capitolino.