Si è celebrato venerdì 5 aprile innanzi il Giudice Monocratico Penale del Tribunale di Cassino il processo che vedeva imputato l'ex consigliere comunale Antonio Strozza, accusato del reato di oltraggio a pubblico ufficiale poiché in luogo pubblico, ed alla presenza di più persone, avrebbe offeso l'onore ed il prestigio di due vigilesse appartenenti al Corpo di Polizia Locale di Gaeta.
I fatti si sarebbero svolti il 10 agosto 2016, quando in esecuzione di un'ordinanza comunale di divieto temporaneo di sosta delle auto da piazza Mazzoccolo per poter celebrare un festival musicale, si stavano rimuovendo con carro attrezzi diverse auto in sosta ivi parcheggiate, non osservanti di tale prescrizione.
Tra queste autovetture vi era anche quella dello Strozza il quale avrebbe contestato alle due vigilesse come la segnaletica non fosse chiara ed adeguata per cui la rimozione delle auto era da ritenersi illegittima, e proprio per tale ragione lo stesso Strozza chiamava gli Agenti del Commissariato di Gaeta per far constatare la lamentata situazione di illegalità nella quale stavano operando le vigilesse.
Di contro le vigilesse nel loro rapporto di servizio evidenziavano invece come lo Strozza nel contestare la ricevuta contravvenzione le avesse ripetutamente ingiuriate con epiteti irripetibili, avanti a più persone e sulla pubblica via, offendendo pertanto l'onore ed il prestigio sia delle stesse agenti, sia del Corpo di Polizia Locale di Gaeta, finanche in presenza degli agenti di Polizia, successivamente intervenuti.
Nel corso del processo il difensore dello Strozza, l'avvocato Giuseppe Ammendola, evidenziava come la relazione di servizio delle due vigilesse, da cui si generava il capo d'imputazione nel quale, oltre al precitato oltraggio si contestava anche allo Strozza l'aver falsamente dichiarato di essere un avvocato, esibendo a tale proposito un falso tesserino rilasciatogli dall'Ordine degli Avvocati di Latina, fosse stata reiteratamente lacunosa in alcuni aspetti fondamentali, che non consentivano la ricostruzione dei fatti così come narrata dalle vigilesse.
Nel corso del processo veniva provato documentalmente dall'imputato come alcune circostanze che avrebbero condotto alla commissione dei reati non potevano essersi realizzate per cui il castello accusatorio non ha retto all'accorto vaglio processuale del Magistrato il quale, dopo ponderata Camera di Consiglio, decideva di assolvere lo Strozza per non aver commesso il fatto per entrambi i capi di imputazione.