Nonostante le attività istituzionali, amministrative e i servizi al cittadino siano ripresi regolarmente, il Comune di Aprilia continua a trascinarsi dietro le conseguenze dell'attacco hacker che poco meno di un mese fa ha paralizzato l'ente di piazza Roma e quelle derivanti dai tentativi "maldestri" di ripristino dei pc operati dall'amministratore di rete. E a pagare per la perdita dei dati in archivio presso l'Ufficio Messi, sarà proprio la società, che dal 3 marzo 2017 – data della stipula del contratto – si occupa della gestione delle infrastrutture informatiche dell'ente, nonché l'assunzione della responsabilità di amministratore di rete e di sistema.
I contenuti della determinazione 422 del 18 aprile scorso, a firma del segretario generale Gloria Di Rini, lasciano pochi dubbi sulla responsabilità diretta che l'ente attribuisce al suo amministratore di rete rispetto alla cancellazione della banca dati dei messi comunali, causa scatenante della contestazione di addebito finalizzato all'irrogazione delle penali previste dal contratto.
La perdita dei dati in particolare sarebbe avvenuta tra il 26 febbraio e il 14 marzo, quando il dipendente al quale è stato riconsegnato il pc preso in consegna per manutenzione dalla società, si è reso conto che la posta elettronica custodita da anni e importante per lo svolgimento delle normali attività, era andata perduta.

Quando l'attacco informatico, per la seconda volta dall'inizio dell'anno, aveva paralizzato tutte le attività del palazzo infatti, era stato richiesto l'intervento dell'amministratore di rete, che purtroppo non è riuscito a risolvere i disagi nei tempi previsti, costringendo poi l'amministrazione ad ingaggiare un esperto di sicurezza informatica nel momento in cui l'attacco hacker prodotto nuovi disagi per utenti e dipendenti.
Non solo. «A seguito di un intervento richiesto alla ditta  – scrive la segretaria generale nel corpo della determina – su un pc in dotazione all'ufficio messi, il tecnico incaricato, intervenendo con la formattazione, ha causato la perdita dell'intero archivio di messaggi di posta elettronica, sia di quella ordinaria che di quella certificata. Inoltre i tempi di ripristino dell'operatività della macchina è avvenuto otre il termine massimo previsto dal contratto, stabilito in 16 ore».
La ditta però non ha mai risposto alle contestazioni mosse dal Comune, né provveduto a comunicare l'eventuale possibilità di procedere con il recupero dei dati andati perduti. A causa del danno cagionato e dei ritardi nel ripristino del pc, la società incorrerà nel pagamento di una penale di 1.100 euro somma che verrà decurtata direttamente dalla prossima fattura utile al pagamento dei servizi prestati.