Le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, costituiscono le fondamenta sulle quali poggia solide basi l'aggravante mafiosa per i reati contestati al gruppo criminale di Armando "Lallà" Di Silvio. Perché le rivelazioni dei due ex affiliati che hanno scelto la strada del pentimento, rivelano la forza intimidatrice del clan e la ritualità propria della criminalità organizzata. Dai loro racconti esce fuori uno spaccato dell'intero scenario provinciale, i verbali redatti dai magistrati dell'Antimafia costituiscono una vera e propria antologia della malavita pontina, dai confini col litorale romano a nord fino giù al Garigliano.
La mappa dei gruppi criminali egemoni in provincia
Nel corso di quello che probabilmente è stato il suo primo interrogatorio, il 10 luglio del 2018, fornendo una panoramica generale del clan, Agostino Riccardo traccia la mappa della criminalità in provincia di Latina. Nel passaggio risparmiato dagli omissisi, si può leggere: «Se dovevamo fare estorsioni fuori dal territorio di Latina ci rivolgevamo alle organizzazioni criminali che controllavano il territorio o a persone che le rappresentavano, ad esempio a Sabaudia la famiglia Serrapiglio, a Fondi i D'Alterio, a Terracina Genny Marano, figlio di Licciardi, a Pontinia Gianluca Campoli, marito di Shara Travali, e Davide Capodiferro, a Formia Giovanni Luglio affiliato al clan dei Bardellino (era in galera con me e sono stato io a prendere la conoscenza), a San Cosma e Damiano Ettore Mendico del clan dei Casalesi e Giuseppe Sola, a Sezze Ermes Pellerani che è riuscito a prevalere su Piero De Santis, a Latina Scalo Gianfranco Simeone e Gianfranco Mastracci, ad Aprilia avevamo contatti con Nino Montenero, cognato di Patrizio Forniti, tramite il figlio Dimitri detto Pannocchia, a Anzio e Nettuno con la famiglia Sparapano e Gallace». Dopo un pezzo di verbale di due o tre righe rimasto segreto, Agostino Ricardo continua sottolineando un concetto che, ai meno avvezzi alla cronaca nera, potrebbe anche sfuggire: «Il contatto con le altre organizzazioni criminali, tra cui quelle appena indicate, era tenuto da Armando, ma noi eravamo i suoi delegati e tutti ci riconoscevano tale ruolo, perciò alle volte eravamo noi stessi, io o i figli di Armando, a interloquire con i soggetti menzionati».
Le regole per la pacifica convivenza
È proprio il rispetto delle regole non scritte, della malavita, a sottolineare come la famiglia di Lallà e i suoi affiliati potessero costituire un sodalizio di stampo mafioso. Riferendo di un'estorsione compiuta ai danni di un imprenditore di una città del sud pontino, Agostino Riccardo spiega: «Eravamo obbligati a informare OMISSIS, non avremmo potuto agire senza un loro consenso, non potevamo andare a comandare fuori dal nostro territorio». E poi spiega nel dettaglio: «OMISSIS ci spianarono la strada. Se fosse accaduto che l'imprenditore era sotto OMISSIS, il problema sarebbe stato degli OMISSIS, che avrebbero dovuto risolvere la questione, perché l'imprenditore era protetto da loro e quindi avrebbero chiuso il debito "a stralcio". Preciso che se l'imprenditore fosse stato una persona di fiducia di OMISSIS, avrebbero appianato loro la situazione, perché la persona era "con loro". Diversamente in questo caso ci dissero che potevamo agire liberamente, nel gergo di strada si dice "magnatevelo"».
Questo vuol dire che i principali gruppi criminali pontini sono sì, indipendenti tra loro nei rispettivi territori di appartenenza, ma non possono ignorarsi, anzi collaborano sulle questioni che attengono le zone in cui a comandare sono i gruppi comprimari. Un criterio fondamentale per evitare scontri e, in una pacifica alleanza, garantire alle proprie vittime la protezione promessa o estorta.
Il boss non esce mai di casa, manda gli affiliati più stretti
Viceversa capitava che fossero gli altri gruppi criminali a rivolgersi a Lallà quando avevano bisogno di risolvere questioni legate al territorio di Latina, riconoscendo un ruolo di predominanza sul capoluogo. Riferendo di un intervento commissionato da un'altra città della provincia di Latina, Agostino Riccardo rivela di un incontro avvenuto alle porte del capoluogo, nella zona Piccarello, proprio con i referenti del gruppo alleato, e spiega un'altra regola non scritta: «Armando Di Silvio mandò me a parlare con i OMISSIS, perché un boss non si muove mai di casa sua, è una mancanza di rispetto muoversi da casa propria. Casomai OMISSIS sarebbero dovuti andare a Campo Boario, ma lui mandò me in rappresentanza, come persone di fiducia. Armando aveva rapporti con OMISSIS da quasi vent'anni».