«Quando passi davanti al mio negozio non mi devi guardare, altrimenti ti cavo gli occhi, io ti cieco gli occhi non mi fai paura. Io ho amici al commissariato so di te! Non mi frega un c... che sei della polizia». Queste le minacce che Claudio Festa rivolse all'ispettore di polizia in servizio presso il commissariato di Formia che lo arrestò per detenzione e spaccio di droga.
Nella mattinata di ieri, presso il Tribunale di Latina dinnanzi al giudice, il dottor Nicolucci, l'udienza conclusiva del processo a carico dell'imputato. Il sarto di Scauri è stato assolto. L'accusa era di oltraggio e minacce a pubblico ufficiale dopo che lo stesso avrebbe, secondo l'ipotesi accusatorie, proferito frasi vessatorie e minacciose nei confronti di un appartenente alla polizia giudiziaria di Formia, offendendone l'onore ed il decoro, che pochi mesi prima lo aveva arrestato per un altro reato. I fatti in contestazione, infatti, erano datati agosto 2013 e sarebbero avvenuti qualche giorno dopo che il Festa era stato arrestato e poi assolto per la detenzione di oltre 100 grammi di cocaina all'interno di un cappotto, venendo ritenuto in appello totalmente estraneo per non aver commesso il fatto, avendo la difesa dimostrato la totale estraneità del Festa. Nell'odierno procedimento i difensori - Pasquale Cardillo Cupo e Gaspare D'Elia - hanno provato l'innocenza di Festa dando dimostrazione dell'infondatezza delle tesi accusatorie e fornendo una ricostruzione dei fatti totalmente differente da quella prospettata dalla pubblica accusa, che viceversa ne chiedeva la condanna.
Festa era saltato agli onori della cronaca qualche anno fa quando il 29 dicembre del 2014 venne arrestato dagli agenti del commissariato di polizia di Formia. Oltre a circa cento grammi di cocaina purissima, i poliziotti trovarono un bilancino, sostanza da taglio, spatole e strumenti per il confezionamento e la pesatura dello stupefacente all'interno di un locale deposito di via Miglio a Scauri di proprietà del giovane Sarto. Subito l'arresto e la traduzione nel carcere di Cassino, confermato dal Gip del Tribunale. Quella che però sembrava una storia già scritta cambiava improvvisamente prospettiva; il giovane, infatti, difeso dall'avvocato Cardillo Cupo, si dichiarava estraneo ai fatti, chiedeva che venissero eseguite le impronte digitali su quanto sequestrato e contrariamente a quanto verbalizzato dichiarava da subito che non era vera la circostanza che era stato trovato nei locali dove veniva rinvenuto lo stupefacente e che era stato chiamato telefonicamente da un ispettore ed invitato a prendere un caffè al bar per gli auguri di inizio anno, dove, dopo aver consumato la colazione, veniva invitato a recuperare le chiavi del deposito e ad accedervi con l'ispettore per delle verifiche, ma giunto sul posto trovava decine di poliziotti ad attenderlo. Precisava che non appena entrato nel locale trovava delle finestre aperte e subito veniva estratta una scatola con tutto l'armamentario dello spacciatore da un armadio ed arrestato. Il legale riuscì a dimostrare che la droga e gli strumenti sequestrati non erano del Festa. Venne assolto, così come è stato assolto anche in quest'ultimo processo.