È stato imbarcato su un volo da Fiumicino e diretto a Tunisi, Mounir Khazri, a seguito del decreto di espulsione dal Territorio Nazionale emesso dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini, per ragioni di sicurezza nazionale. L'espulsione segue i fatti avvenuti lo scorso 4 giugno, quando in  virtù del provvedimento emesso dal Ministro dell'Interno, Mounir Khazri è stato rintracciato nei pressi della moschea di Latina, dove negli ultimi giorni trascorreva gran parte del suo tempo, a seguito del recente, nuovo allontanamento dall'abitazione coniugale, verosimilmente riconducibile all'eccessivo fanatismo religioso da questi manifestato. Nelle fasi della notifica del provvedimento all'interno dei locali dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Latina, il Khazri dava in escandescenze ed aggrediva fisicamente e verbalmente gli operatori, tanto che un dipendente della Digos pontina faceva ricorso alle cure mediche. Ad esito delle formalità di rito, il Khazri Mounir è stato accompagnato e collocato presso il locale C.P.R. "Ponte Galeria", per il tempo strettamente necessario all'acquisizione presso le Autorità consolari tunisine del prescritto "lasciapassare".

Il provvedimento nei confronti di Mounir Khazri, scortato dal personale appartenente all'Ufficio Immigrazione e della Digos di Latina, scaturisce dalle risultanze delle indagini compiute dalle Digos di Roma e Latina, con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, avviate dalla Procura della Repubblica di Roma, Gruppo di Lavoro Terrorismo e reati contro la Personalità dello Stato, la Sicurezza e l'O.P, a seguito del noto attentato terroristico ai mercatini di Natale di Berlino, dove perdevano la vita 12 persone, tra le quali la cittadina italiana Fabrizia Di Lorenzo, ed altre 45 rimanevano ferite.

Come noto, il terrorista, dopo il sanguinoso attentato tentò la fuga in Italia, dove aveva precedentemente vissuto prima di raggiungere la Germania, rimanendo ucciso il successivo 23.12.2016 a Sesto San Giovanni (MI), nel corso di un conflitto a fuoco occorso con Agenti della Polizia di Stato. La fase delle investigazioni è stata incentrata ad ampio raggio sulla ricostruzione della rete relazionale intessuta in Italia da Anis Amri, ed ha interessato innumerevoli contatti, perlopiù connazionali del terrorista, sull'intero territorio nazionale.

Dalla impressionante mole di dati acquisiti dall'attività investigativa, emergeva all'attenzione la circostanza che il terrorista, giunto in Italia clandestinamente a bordo di un barcone approdato a Lampedusa nel 2011 e tratto poco dopo in arresto per aver appiccato il fuoco all'interno del Centro per minori di Belpasso (CT), aveva soggiornato, tra il 22 giugno e il 2 luglio 2015, subito dopo la scarcerazione, nelle zone comprese tra Aprilia, Latina e Roma. Le successive indagini consentivano di appurare che lo stesso aveva usufruito, all'interno della sua abitazione di Aprilia, dell'ospitalità del connazionale Yaakoubi Montassar, conosciuto sul barcone che li aveva portati a Lampedusa e con il quale aveva condiviso l'alloggio presso la comunità di Belpasso (CT), in quanto entrambi minorenni.

Alla luce di quanto sopra, è stata espletata attività investigativa, finalizzata a sviscerare nella sua interezza tutta la rete contigua al terrorista Anis Amri, ad esito della quale scaturiva la cosiddetta "Operazione Mosaico" del 29 marzo 2018, con l'esecuzione, disposta dal gip, di 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni nei confronti del sedicente cittadino palestinese Napulsi Abdel Salem, in ordine al reato di auto-addestramento con finalità di terrorismo - a carico del quale è intervenuta nei giorni scorsi sentenza di condanna in appello a 4 anni di reclusione con espulsione dal Territorio Nazionale a pena espiata - nonché nei confronti di 4 tunisini risultati stabilmente inseriti in un'associazione a delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla falsificazione documentale, atteso che le indagini evidenziavano che il terrorista, pochi mesi prima dell'attentato, si era procacciato due carte di identità italiane contraffatte, con l'indicazione della residenza fittizia a Roma.

L'indagine, che nel prosieguo diveniva sempre più particolareggiata e minuziosa, si concentrava in direzione dei diversi soggetti che via via si ponevano all'attenzione e, tra gli altri, nei confronti del menzionato tunisino Khazri Mounir, in quanto contiguo alla cellula che aveva sostenuto Anis Amri nel periodo del soggiorno tra Roma e Latina e prima della partenza di questi per la Germania nonché del sedicente cittadino palestinese Napulsi Abdel Salem - nei confronti del quale le indagini condotte disveleranno l'effettiva nazionalità tunisina - apparsi sin da subito estremamente radicalizzati ed oltremodo pericolosi.

Questi ultimi, nel corso delle indagini, sono stati altresì coinvolti in contesti di criminalità comune in materia di stupefacenti che hanno portato, nel novembre del 2017, all'esecuzione di due ordinanze di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, nel corso delle quali è stata posto in sequestro, oltre ad un consistente quantitativo di sostanza stupefacente del tipo "eroina", materiale probatorio di estrema utilità investigativa, tra cui un tablet, la cui disamina fornirà importanti elementi probatori a riscontro delle condotte ascrivibili a Napulsi.

Sulla pericolosità del Khazri, che al telefono con il Napulsi sostiene di voler "tagliare la gola e i genitali agli infedeli", il gip avvalora la tesi investigativa della P.G.: "Non può sfuggire infatti che, al di là del contesto informale in cui tali propositi sono esternati (una conversazione telefonica) l'indagato Napulsi immagina e descrive dettagliatamente la realizzazione di omicidi da compiersi con le tecniche e le modalità prescritte dall'ISIS e tristemente note per essere state realizzate in quel periodo in numerosi Paesi occidentali." …. E ancora: "Quello di cui discorrono Napulsi e Khazri altro non è, dunque, che la progettazione di attentati che hanno un preciso e ben identificabile riferimento negli atti di terrorismo ideati dall'ISIS per poter essere eseguiti dagli aderenti nei paesi ritenuti bersaglio, tra cui l'Italia."