Renato Pugliese celebrato come uno che può «abbattere» il poter del clan autoctono che opera su Latina; il Mof considerato ancora una pedina fragile perché aggredito continuamente dagli interessi della criminalità organizzata che gestisce il trasporto su gomma; il clan Mallardo ritenuto sempre in ascesa. Sono i tre filoni principali su cui fonda il capitolo-Latina del rapporto «Mafie nel Lazio» presentato ieri mattina e nel quale si riassumono sia le azioni principali dei clan sul territorio che le inchieste cardine del 2018, in primis Alba Pontina. In alcuni passaggi del dossier ritornano le parole del procuratore Michele Prestipino, pronunciate a giugno dello scorso anno durante la conferenza stampa seguita agli arresti: «..il nome dei Di Silvio rappresenta di per sé una forma d'intimidazione... Di Silvio si sono impadroniti di alcuni quartieri... quello che ha caratterizzato Latina, in questi anni, e che le indagini della polizia di stato hanno consentito di cogliere in tutta evidenza nel massimo dispiegarsi, è la capacità di controllare il territorio, di penetrare il territorio, di farne oggetto di un controllo anche sociale, minuzioso, strada per strada, quartiere per quartiere. Questo controllo ha generato una capacità d'intimidazione del gruppo Di Silvio che ha determinato nelle vittime dei reati una forte omertà». Però in questa analisi non mancano i riferimenti al potere anche extraterritoriale del clan autoctono, così potente e beffardo da poter gabbare altre organizzazioni potenti che operano nella capitale. «Erano capaci di sottrarre partite di chili di cocaina senza che nessuno venisse a cercarli in territorio pontino... anche i Moccia rimangono in silenzio di fronte al clan Di Silvio». Al clan Moccia e al potere che questo esercita a Roma è dedicato un intero paragrafo della relazione, quindi sottolineare che persino i Moccia non aggredivano i Di Silvio è un elemento di analisi da non sottovalutare.
Non c'è molto spazio per il sud pontino in questo dossier e il motivo è facilmente intuibile: nel 2018 non ci sono stati interventi della Dda su quella fetta di territorio dove pure sussistono gravissime preoccupazioni circa la penetrazione economica di clan che contano. Ad ogni modo il rapporto ammette e ricorda che «il sud pontino, sotto il profilo delle presenze criminali appare sempre di più come l'avamposto di una sorta di grande camera di compensazione dei sistemi criminali... tra Formia e Sperlonga investiva il re delle ecomafie, l'avvocato Cipriano Chianese ritenuto dalla Dda di Napoli la mente dei grandi traffici di rifiuti del cartello dei casalesi». Questo per quanto concerne il passato, mentre la vera novità dello scorso anno è stata una conferma, quella del potere di Giuseppe D'Alterio «'o marocchino» ribadito nell'inchiesta denominata «Aleppo» che come ricorda il dossier portò a «sette ordinanze di custodia cautelare in un' indagine che riaccende i fari sul Mof, il polmone economico del sud Pontino, il mercato ortofrutticolo di Fondi, fra i tre più grandi del Paese. Al centro dell'inchiesta la famiglia D'Alterio che controllava i trasporti da e per il Mof... Giuseppe D'Alterio, alias Peppe ‘o marocchino è un nome che conta nella piana di Fondi».