«Proporre ed approvare una delibera di autorizzazione al Sindaco a presentare in nome e per conto dell'Amministrazione Comunale la dichiarazione di costituzione di parte civile nei confronti degli imputati».  E quanto chiedono i presidenti delle Associazioni "Reti di Giustizia - Il sociale contro le mafie" e "La Frusta Politica e Cultura" in una lettera protocollata nelle scorse ore in Comune, in merito al processo che prenderà il via a Velletri a carico di Sergio e Giampiero Gangemi, Patrizio Forniti e Mirko Morgani chiamati a rispondere delle gravi accuse di tentato omicidio, estorsione, usura, il tutto con l'aggravante previsto dall'articolo 416 bis del codice penale, quello che identifica il metodo mafioso.
Aprilia, intesa come amministrazione e come città, è secondo le due associazioni, una parte lesa e dovrebbe costituirsi parte civile. Una delle due vittima infatti, è la famiglia di un imprenditore apriliano - l'altro è un imprenditore del litorale romano - e alcuni degli episodi contestati ai quattro, sarebbero avvenuti proprio ad Aprilia.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti (i carabinieri le cui indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia), non senza difficoltà vista la ritrosia che sembra abbia caratterizzato il comportamento iniziale delle vittime, i due imprenditori avrebbero chiesto una ingente somma ai due fratelli Gangemi per salvare una importante ditta. Un "prestito" da ben 13 milioni di euro. Averne restituiti circa 17, in poco tempo però, non sarebbe bastato Il gruppo ne avrebbe pretesi 25. Dopo le iniziali richieste, ferme, ma tutto sommato ancora sul piano della civiltà, sarebbero iniziate le intimidazioni. Minacce, poi qualche bossolo lasciato sul viale di casa. Incontri intimidatori con tanto di coinvolgimento di un noto esponente della criminalità organizzata a "rafforzare" il messaggio. Quindi il salto di qualità: spari, colpi di pistola contro le finestre. Una granata fatta esplodere nel giardino. Non bastava l'impegno a versare centinaia di migliaia di euro al mese, l'impegno a cedere la propria abitazione - dopo aver ceduto orologi di pregio - le intimidazioni sono arrivate all'esplosizone di oltre venti colpi di fucile d'assalto contro le vetrate dell'abitazione. E per fortuna che la vittima, che da mesi viveva nel terrore, aveva fatto installare vetri antiproiettile. Sì perché l'attentato è avvenuto con la famiglia presente in casa.
Del tutto diversa la versione degli imputati, con Gangemi che ha sempre negato coinvolgimenti in minacce e intimidazioni, riportando la questione sul piano di un "investimento". Il processo, dopo la decisione del rinvio a giudizio da parte del Gup che ha accolto la richiesta dei sostituti procuratori Giovanni Taglialatela della Procura di Velletri e Giovanni Musarò della Dda di Roma, prenderà il via giovedì prossimo, 11 luglio.