Aveva lamentato la violazione della privacy per la pubblicazione, sul sito istituzionale dell'Ente, di una rassegna stampa con notizia che lo riguardavano. Per questo motivo aveva deciso di citare in giudizio l'Ente, ma il ricorso è stato rigettato.
I fatti risalgono al 2015, ma la sentenza del Tribunale di Roma, sezione civile, è arrivata nei mesi scorsi ed è passata in giudicato in queste settimane.
Il privato lamentava «l'illegittimo trattamento di dati personali a sé riferibili», chiedendo quindi la cancellazione del nominativo dai motori di ricerca o di operare in modo tale da non rendere più visualizzabile la pagina web "incriminata".
Il Comune, difeso dall'avvocato Fabio Serrecchia, si è difeso sostenendo in primo luogo la carenza di legittimazione passiva. In buona sostanza, ha affermato che il ricorso avrebbe dovuto essere presentato contro altri. Questa censura ha colto nel segno.
Il Tribunale infatti ha sentenziato che la domanda di deindicizzazione dei contenuti della pagina web utilizzata come rassegna stampa debba essere indirizzata al motore di ricerca.
È questo «l'unico soggetto che tecnicamente può procedere alla deindicizzazione o alla rimozione dei contenuti».
Il ricorso presentato dal privato è stato quindi respinto e lo stesso è stato pure condannato dal giudice a pagare 2.500 euro di spese di lite.