I giudici della Corte di Cassazione hanno sciolto la riserva e hanno disposto l'invio degli atti ad una nuova sezione della Corte d'Appello di Roma nelle pieghe del processo per il tentato omicidio di un indiano da parte di un connazionale. I fatti contestati sono avvenuti il 25 marzo del 2016 al Parco Comunale di Latina. E la feroce aggressione era stata notata anche da un testimone, ascoltato poi dalla polizia. I magistrati della Suprema Corte hanno di fatto annullato la conferma della sentenza di otto anni di reclusione emessa il 16 aprile del 2018 che aveva confermato la condanna di primo grado che risale ad un anno prima emessa dal giudice del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone. I magistrati Mariastefania Ditomassi e Carlo Renoldi, si sono pronunciati sul ricorso presentato dal cittadino indiano e tra i motivi che erano stati presentati dal suo difensore, c'era anche un legittimo impedimento in occasione dell'udienza che si era svolta proprio del 16 aprile quando l'avvocato che assiste l'indiano era infortunato e non poteva essere presente, un impedimento, come documentato anche con l'invio delle carte che certificano il suo stato di salute all'epoca dei fatti che alla fine ha avuto un peso. «I giudici di appello omettendo di pronunciarsi sulla richiesta difensiva - è riportato nel dispositivo - sono chiaramente incorsi in una nullità processuale avuto riguardo al principio di diritto, affermato dalle Sezioni Unite".