Un po' surreale, un po' film di Fellini, un po' grave ingerenza nelle azioni della pubblica amministrazione. Si arricchisce di dettagli la vicenda degli affari e delle amicizie politiche che ruotarono attorno alla figura di Domenico Capitani nel 2016. In un documento consegnato alla Procura dalla difesa di due indagati, ossia Lubiana Restaini e lo stesso Domenico Capitani, emergono alcuni tasselli che forse, e solo in parte, contribuiscono a far luce sulle indagini.
In compenso offrono uno spaccato fedele e per certi aspetti un po' folclorico di quel periodo e di quel mondo politico-economico. Per esempio si scopre che Capitani, imprenditore in diversi settori, dalle pulizie, ai rifiuti, all'agricoltura, avrebbe avuto, da tempo, velleità di fare l'editore di un giornale economico, un quindicinale da dedicare alle vicende della provincia di Latina ma non solo.
Il giornale lo avrebbe aperto direttamente Lubiana Restaini, si presume come editore, ma lo sponsor vero doveva essere Capitani che aveva anche già individuato la sede, via Costa, la strada inserita nel cuore del micro distretto che conta a Latina, giusto di fronte al palazzo della Provincia, dove sia Capitani (già assessore provinciale) sia la Restaini erano di casa in quel periodo. Secondo quanto riportato nella memoria difensiva, a firma dell'avvocato Maria Antonietta Cestra, che peraltro contesta la legittimità di tutte le intercettazioni telefoniche e ambientali, Capitani aveva più volte negli ultimi anni manifestato l'intento di utilizzare quell'appartamento di via Costa per iniziative editoriali ma poi non se ne è fatto mai nulla.