"Era un cantiere navale fantasma. Siamo partiti con le indagini dopo una denuncia penale e abbiamo scoperto una frode in commercio con gravi conseguenze per la sicurezza della navigazione. Il cantiere che era a Sabotino all'epoca dei fatto, realizzava dei natanti senza i necessari profili». E' questo uno dei passaggi chiavi di un investigatore del Nucleo Speciale di Intervento della Guardia Costiera che ha diretto un'inchiesta che poi ha portato anche a Roma e ad Ostia. Tra i reati contestati per la vicenda del cantiere fantasma di Latina, c'è anche il vincolo associativo. «Costituivano e promuovevano - ha scritto il pubblico ministero nel capo di imputazione - una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di delitti: truffe, frodi in commercio, violazione delle norme in merito alla sicurezza della navigazione». Secondo quanto accertato, gli imputati avevano costituito una società tramite l'apparto di capitale da parte di alcuni soci, tra cui lo stesso Papalini, privi di requisiti tecnici previsti dalla normativa ponendo in vendita i natanti anche tramite una esposizione o pubblicizzando le imbarcazioni sul web o in alcune brochure . Nell'inchiesta e come ha ricordato ieri l'investigatore nel processo, è emerso che i natanti divenivano oggetto di commesse pubbliche essendo inserito in progetti di natura pubblicistica e in particolare nel cosidetto progetto di riqualificazione per la realizzazione di un sistema di salvataggio e soccorso sulla spiaggia di Castel Porziano- Ostia promosso dal X Municipio di Roma Capitale. In aula si torna il 19 maggio.