Sentenze ignorate e spese lievitate per le casse pubbliche. Succede ancora una volta a San Felice Circeo. Parliamo di una pronuncia del Tribunale rimasta nel cassetto per circa tre anni.
Una cifra irrisoria rispetto a quello che è un bilancio di un ente locale, ma quella stessa somma, a causa di questa ‘dimenticanza', è quintuplicata. Partiamo dall'inizio e cioè dal 2016, quando nei confronti del Comune di San Felice Circeo arriva un decreto ingiuntivo relativo al versamento dell'imposta di registro presso l'Agenzia dell'Entrate. A promuovere l'azione davanti al giudice di pace di Terracina è un privato cittadino. Nel decreto, al Comune vengono assegnati 60 giorni per il compimento degli incombenti necessari per dare esecuzione del decreto ingiuntivo. Parliamo di 301,89 euro. Ciò però non avviene e il privato decide di ricorrere al Tar.
La sentenza stavolta arriva nel 2019. I giudici amministrativi rilevano che il decreto ingiuntivo non è stato opposto, per cui è divenuto esecutivo e definitivo. Altrettanto evidente è che il Comune di San Felice non ha pagato le somme e - rileva il Tar - l'amministrazione civica intimata non si è neppure costituita in giudizio fornendo eventuali elementi ostativi. Il ricorso promosso è stato quindi accolto su tutta la linea, con conseguente condanna alle spese di lite. In conclusione, rispetto ai trecento euro iniziali, ora il Comune è chiamato a sborsare 1.506 euro.
La documentazione relativa al debito fuori bilancio, come prevede la legge finanziaria del 2003, sarà inviata alla Corte dei Conti per gli accertamenti di competenza. Nella documentazione sottoscritta dal responsabile del settore, si attesta però che «il responsabile del debito fuori bilancio non è individuabile» in quanto il debito è sorto a seguito di decreto ingiuntivo. Resta però da chiarire perché il pagamento, che arriva nel 2019, non sia avvenuto nei tempi previsti dalla pronuncia del giudice di pace risalente al 2016.