La sua ricostruzione è stata molto circostanziata. E' nato tutto dalle sue dichiarazioni rilasciate agli investigatori. Ma chi è il cittadino straniero di origine tunisina di 44 anni che ha dato il via alle due inchieste Petrus e Astice che una settimana fa hanno portato a 34 arresti e hanno permesso di accertare una vera e propria falla nel carcere di Latina dove potevano entrare dalle derrate alimentari alla droga ai profumi?L'uomo è stato un «osservato speciale» nella casa circondariale di via Aspromonte da quando era stato arrestato a Terracina nel corso di un blitz congiunto insieme ai carabinieri del Comando Provinciale di Teramo e nel dicembre del 2016. Era stato localizzato al termine di una attività molto delicata dopo che era scappato dagli arresti domiciliari e addosso aveva un passaporto francese falso. Quando era stato portato in carcere a Latina, tre anni fa, era stato «attenzionato» costantemente come si dice in gergo. All'epoca dei fatti era scappato dalla sua abitazione gettando in una bacinella di acqua il braccialetto elettronico ed era arrivato in provincia di Latina e quando era stato scoperto aveva cercato la fuga dal suo nascondiglio tentando di scappare da una finestra. Il tunisino si trovava agli arresti domiciliari per una vicenda relativa ad uno spaccio di stupefacenti e di un processo del Tribunale di Napoli Nord, era diventato un osservato speciale anche per un altro episodio inquietante che risale al 2015 e cioè delle minacce nei confronti di un gip del Tribunale di Ascoli Piceno e del tentativo di sfregiare il giudice con una lametta: per questo reato è stato assolto pochi mesi. All'epoca dei fatti, l'attenzione degli investigatori si era concentrata sul passaporto falso e in particolare sull'uso del documento di identità alla luce anche del delicato contesto storico di quei giorni dopo una serie di attentati in Francia e gli investigatori avevano monitorato anche il suo profilo e le sue simpatie estremiste.  Le dichiarazioni del cittadino straniero hanno avuto un peso nell'inchiesta e sono state confermate da una serie di intercettazioni sia telefoniche che ambientali. "Mi è stato detto che la droga entra nel carcere attraverso la complicità di un agente - aveva spiegato quando era stato preso a sommarie informazione - mi è stato detto che la droga è arrivata una volta cambiando un giubbino all'interno della sala colloqui e un'altra volta, quando sono entrati i cinquanta grammi di cocaina e cento di fumo, ci sarebbe stato un agente che avrebbe ricevuto la sostanza in cambio della corresponsione l'agente avrebbe preso 1500 euro".