Tre e ore e quindici minuti di interrogatorio. E' stata una deposizione molto lunga, senza interruzioni e anche abbastanza fluida quella di Franco Zinni, l'agente della polizia penitenziaria di Latina detenuto in carcere a Roma a Rebibbia con l'accusa di corruzione.
L'indagato sulla cui deposizione viene mantenuto uno stretto riserbo, non ha fatto nomi e cognomi ma ha chiamato in causa i colleghi, sostenendo che se in carcere entrava qualcosa evidentemente c'era qualcuno che lo permetteva ammettendo le falle che si aprivano nella casa circondariale di via Aspromonte e che era una pratica per certi versi diffusa.  L'indagato è stato interrogato dai pubblici ministeri Giuseppe Bontempo e Valerio De Luca, titolari delle inchieste Petrus e Astice che hanno voluto ascoltarlo per focalizzare alcuni punti chiave dell'indagine. Assistito dall'avvocato Amleto Coronella, Zinni ha chiarito ogni singolo aspetto delle contestazioni che fanno parte del provvedimento cautelare. Ha sottolineato che ha preso i soldi perché stava attraversando un momento difficile ha aggiunto che non ha fatto entrare la droga.