L'arresto di un giovane spacciatore in pieno centro, ieri mattina, ha diviso l'opinione pubblica, specie tra coloro i quali non avevano assistito alle prime fasi dell'operazione lampo, portata a termine in una piazza San Marco comprensibilmente gremita in un giorno di festa, come ieri, in occasione della ricorrenza di tutti i Santi, oltretutto in prossimità della conclusione della Messa. Del resto non era un caso che l'adolescente avesse attirato l'attenzione dei Carabinieri: si trattava di Alessio Buglione, un ragazzo già finito nei guai nell'ultimo anno per fatti di droga, sebbene non ancora ventenne, avvezzo agli ambienti della criminalità.
Il comportamento adottato dal giovane, che ha attirato l'attenzione dei passanti tanto da meritarsi le difese da parte di qualcuno, era enfatizzato ad arte nel vano tentativo di evitare la perquisizione personale: lo dimostra il fatto che, infilate nei calzini, nascondeva sedici dosi di cocaina per un totale di 4,8 grammi. E i carabinieri della Sezione Radiomobile, le "gazzelle" impegnate nel controllo del territorio, avevano deciso di controllarlo, il 19enne, perché lo avevano riconosciuto e ritenevano sospetto il suo atteggiamento: era sceso da un'auto e aveva raggiunto un gruppo di adolescenti, denotando nervosismo alla vista della pattuglia.
Non era un caso che i militari si trovassero lì. O meglio, non cercavano Buglione, ma nel corso dei servizi di controllo del territorio pianificati dal maggiore Carlo Maria Segreto, comandante della Compagnia di Latina, avevano previsto una serie di passaggi nelle zone del centro maggiormente frequentate, soprattutto i luoghi di aggregazione dei giovani per contrastare fenomeni come bullismo e spaccio di droga.
Sta di fatto che alla vista degli uomini in divisa, Alessio Buglione avrebbe gettato qualcosa a terra, come nel tentativo di disfarsi di materiale compromettente: quando si è reso conto che il suo gesto era stato notato dai militari, ha cercato di allontanarsi in fretta, poi ha reagito malamente a un primo tentativo dei Carabinieri di controllarlo. Il giovane ha strattonato i militari, costringendoli a immobilizzarlo tra la folla che si è assiepata attorno a loro. La droga che gli è stata poi trovata addosso, ha fatto scattare l'arresto per il giovane, finito agli arresti domiciliari in attesa del processo che oggi sarà celebrato con rito direttissimo davanti al giudice monocratico.

La testimonianza di Claudio Moscardelli
Non è stato semplice, per i Carabinieri del Radiomobile, portare a termine l'operazione con serenità. Il clima che si respirava ieri mattina in piazza, traspare in maniera chiara nella testimonianza dell'ex senatore Claudio Moscardelli, segretario provinciale del Partito Democratico, che ha descritto così la scena attraverso un post pubblicato sul social network Facebook: «Ho assistito oggi in piazza San Marco ad una situazione "particolare". I Carabinieri hanno fermato un'autovettura e un ragazzo, poco più di venti anni , urlava e si rifiutava di farsi perquisire. Di fronte alla calma del Carabiniere che gli contestava di aver gettato a terra delle cose (probabilmente droga), il ragazzo protestava la propria innocenza dicendo che non era roba sua. Dopo aver a lungo fatto resistenza a pubblico ufficiale, il ragazzo veniva immobilizzato a terra dal Carabiniere che applicava le manette. Comportamento sempre corretto del Carabiniere e senza perdere mai la calma. In molti hanno assistito e alcuni cittadini si sono intromessi cercando di fermare il Carabiniere nell'esercizio delle sue funzioni intralciandolo, ritenendo che il ragazzo agitato andasse "protetto". Non esprimo giudizi ma testimonio con convinzione il corretto operato dei Carabinieri. Grazie».