Scarcerato Giovanni Scavazza, indagato e poi arrestato a fine settembre, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare, per l'atto intimidatorio compiuto il 24 giugno nei confronti del Parco nazionale del Circeo e del comandante dei carabinieri forestali. Il gip ha accolto l'istanza presentata dagli avvocati Gaetano Marino e Giampiero Vellucci, che assistono il 67enne di Sabaudia, e ha disposto la misura dei domiciliari.
I legali, nell'istanza presentata, hanno rimarcato tra le altre cose come Scavazza sia incensurato e sostenuto che l'atto contestato – come lo stesso indagato ha detto quando si è recato in Procura per essere interrogato – volesse essere un'azione dimostrativa dopo i vari controlli e i sequestri all'attività sul lungomare gestita dal figlio. Il 67enne, difatti, ha affermato a più riprese che se avesse voluto avrebbe avuto modo e tempo di appiccare il rogo. Secondo la versione da lui fornita agli inquirenti e poi resa anche in sede di interrogatorio di garanzia, avrebbe avuto solamente intenzione di intimidire con un gesto degno di eco mediatica quando ha posizionato le taniche con la benzina e il plico contenente alcune munizioni da caccia indirizzate al comandante dei carabinieri forestali della Stazione di Sabaudia. Il giudice, ritenendo non esserci più esigenze cautelari tali da essere salvaguardate con la misura in carcere, ha disposto i domiciliari. Il 67enne è stato dunque scarcerato e ha fatto ritorno a Sabaudia.
Intanto, gli avvocati Gaetano Marino e Giampiero Vellucci hanno provveduto a incaricare un esperto del settore per capire se la situazione riscontrata il 24 giugno, quando attorno alla sede del Parco nazionale del Circeo erano state posizionate taniche contenenti benzina, fosse potenzialmente idonea a determinare un tentativo d'incendio o no.
Secondo alcune indiscrezioni, sul materiale repertato dagli specialisti del Ris e poi analizzato sarebbero state individuate delle tracce riconducibili forse ad altre persone, ma non è detto che le stesse abbiano materialmente partecipato all'azione contro il Parco. Resta infatti da capire quando e in che circostanza le tracce siano state lasciate sugli oggetti. Il gip, tuttavia, nell'ordinanza di custodia cautelare firmata a fine settembre, riteneva «più che verosimile» che Scavazza abbia avuto la collaborazione di qualcuno. Il 67enne, quando è stato interrogato, ha escluso eventuali corresponsabilità del figlio, che risulta indagato per il concorso morale col padre, e si è addossato tutta la responsabilità fornendo però una lettura diversa dei fatti.
Alcuni aspetti, insomma, restano ancora da chiarire.